Trampolini e paludi: come valutare le opportunità di cambiamento

Pubblicato da valentina il 11 luglio 2007 in Il mondo del lavoro

Quando vi viene offerta una nuova posizione in azienda, come capire se ne vale la
pena? Il primo consiglio è di uscire dal mito della “promozione”, concetto legato
alle vecchie strutture organizzative strettamente gerarchiche, più che a quelle
moderne ed a volte usato per risolvere problemi aziendali un po’ furbescamente.

Quante occasioni si chiamano Promozione di nome e Morte Civile di cognome! Non
bisogna guardare la nuova posizione alla luce del passato, ma del futuro: un
cambiamento utile è infatti quello verso una posizione che vi può dare più sbocchi
nel futuro di quella attuale, in termini di competenze e relazioni. Nella nuova
posizione resterete da due a cinque anni (ma in molte aziende della new economy,
anche non più di sei mesi), ed il problema è poter crescere “anche dopo”.

Chiedetevi dunque: cosa imparerò di nuovo in questa posizione?

Sono competenze e abilità che serviranno sempre di più, o sempre di meno?

Chi sarà il mio capo, un/una forte manager in ascesa, o un/una posapiano che aspetta

solo la pensione?

Che contatti extra-aziendali mi consentirà questa posizione, rispetto alle alternative?

I miei collaboratori sembrano all’altezza?

Che chances di successo penso di avere nel coprire quel ruolo?

Rispetto a questa domanda, non preoccupatevi se in apparenza le competenze richieste
sono molto diverse dalle vostre: anzi meglio così, perché sarete “costretti” a
mettervi in gioco completamente e amplierete oltre tutto il vostro potere verso il
mercato esterno.
Valutate anche la quantità ed il tipo di stress che la nuova posizione comporterebbe
e la compatibilità con i vostri ritmi personali e familiari. Con “tipo di stress”,
intendo distinguere tra stress “da costruzione”, che mette a dura prova le vostre
energie fisiche, mentali e nervose, ma in vista di obiettivi positivi e di iniziative
da realizzare, rispetto ad uno stress “da distruzione”, cioè legato a problemi di
clima interno, a ostacoli indipendenti da voi, ad obiettivi difensivi: è chiaro che
una persona sana può reggere meglio grandi dosi del primo che del secondo.
Sempre più, in definitiva, le posizioni si comparano in termini di “total reward” o
ancora più correttamente, di “total satisfaction” (occorre parlare americano perché,
ci piaccia o no, sono loro sempre i primi a comprendere e sistematizzare le nuove
tendenze); secondo, cioè, una lista personalizzata in cui bisogna confrontare livello
oggettivo e importanza relativa per noi di tutte le voci rilevanti.

Tratto da: www.sportellostage.it

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Un Commento a “Trampolini e paludi: come valutare le opportunità di cambiamento”

  1. alberto scrive:

    Tutto giusto ! Mancano solo delle domande non strettamente legate alla professione ma alla propria vita personale