Buone notizie dalla finanziaria 2010 per tutti i lavoratori con contratto a progetto (co.co.pro).

Sono stati stabiliti infatti dall’Inps i criteri per l’erogazione dell’una tantum; si tratta di un’iniziativa del tutto sperimentale inquadrata nel triennio 2009 – 2011. La si può definire come una sorta di indennità di disoccupazione erogata a  coloro i quali avevano un contratto di collaborazione a  progetto non più rinnovato. La somma da erogare è pari al 10% del reddito dell’anno precedente (20% solo per il 2010), riservata ai collaboratori coordinati e continuativi a progetto, a condizione che:

1.   siano iscritti, in via esclusiva, alla gestione separata presso l’Inps;

2.   abbiano operato in regime di monocommittenza;

3.   abbiano acquisito,  l’anno precedente, un reddito tra i 5.000 e i 13.819 euro;

4.   nell’anno precedente, siano accreditati presso la gestione separata dell’Inps un numero di mensilità non inferiore a 3 e non superiore a 10;

5.   nell’anno di riferimento, siano accreditati presso la gestione separata dell’Inps, almeno 3 mensilità.

La domanda va presentata all’Inps, o al Patronato, e in questo caso Cisl, Inas e Alai si rendono disponibili a dare assistenza e informazioni a quanti ritengano di poterne avere diritto.  Si ha di tempo 30 giorni, dalla scadenza del contratto, per poter presentare la domanda.

Oltre a queste forme di ammortizzatori sociali sono previsti anche agevolazioni per chi assume disoccupati in quanto è previsto il prolungamento della riduzione contributiva per i datori di lavoro che assumono lavoratori in mobilità o che beneficiano dell’indennità di disoccupazione con requisiti normali, che abbiano almeno 35 anni di anzianità contributiva, fino alla data del diritto al pensionamento e, comunque, non oltre la data del 31 dicembre 2010.

Inoltre per agevolare gli over 50, verranno pagati, per l’anno 2010, i contributi figurativi integrativi, fino alla data di maturazione del diritto al pensionamento, per i lavoratori che abbiano almeno 35 anni di anzianità contributiva e che accettino un’offerta di lavoro che preveda l’inquadramento in un livello retributivo inferiore di almeno il 20% a quello corrispondente alle mansione di provenienza.

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Ancora online Sei Stato Candidato

Pubblicato da Luca il 19 febbraio 2010 in Il mondo del lavoro, Lavoro e dintorni

Chiunque abbia cercato lavoro sa in quali strane situazioni ci si possa trovare!

È ancora online il sito Sei Stato Candidato il progetto di InfoJobs.it rivolto a tutti gli utenti che hanno sostenuto almeno un colloquio di lavoro.
All’indirizzo www.seistatocandidato.it tutti possono raccontare le proprie esperienze vissute durante la ricerca di un lavoro, raccontando le domande più strane o le situazioni più insolite affrontate durante il momento più saliente di questa esperienza: il colloquio.
Sul sito sono già presenti diversi consigli su come affrontare il colloquio al meglio e anche molte testimonianze al limite della follia, ad esempio domande del tipo: “Lei prende la pillola?” “Ah…ha fatto uno stage a Marsiglia…e dov’è questa Marsiglia?” “Lei ha fatto lo scientifico? Allora mi parli della maieutica” (la posizione riguardava l’ufficio acquisti). “Non ha mai pensato che sarebbe ora di lasciare la possibilità di lavorare ai giovani?” (ho 48 anni e il difetto di aver bisogno di cibo per sopravvivere, spiega il candidato). Paradossi del mondo del lavoro.

I contenuti migliori verranno poi selezionati e pubblicati su “Sei Stato Candidato”, un libro-guida al colloquio di lavoro per la prima volta scritto non dalle aziende, ma da chi ogni giorno si trova ad affrontare il duro mondo del lavoro. Una volta ultimata, la guida sarà disponibile gratuitamente sul sito.

Allora, cosa aspetti?
Vieni su Sei Stato Candidato e raccontaci la tua storia.

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Pausa pranzo sì- pausa pranzo no

Pubblicato da Francesca il 18 febbraio 2010 in Il mondo del lavoro

Dopo le esternazioni del ministro Rotondi riguardo la sua inutilità, l’argomento “pausa pranzo sì – pausa pranzo no” è tornato prepotentemente d’attualità.

Il ministro per l’Attuazione del programma di governo all’interno di un programma tv web ha dichiarato: “La pausa pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l’armonia della giornata. Non mi è mai piaciuta questa ritualità che blocca tutta l’Italia”.

La proposta ha scatenato immediatamente un vespaio: da una parte chi concorda con il ministro e si schiera per l’abolizione o comunque per una limitazione della pausa; dall’altra parte durissime reazioni soprattutto da parte dei sindacati e dei nutrizionisti.

Proprio questi ultimi sostengono che la pausa pranzo è fondamentale per un duplice motivo: innanzitutto saltare il pasto provoca un calo di zuccheri che riduce l’efficienza sul lavoro ed è quindi controproducente anche ai fini della resa; in secondo luogo per il benessere fisico e mentale dell’individuo è indispensabile un apporto energetico adeguato e una sorta di gratificazione (il cibo) che aiuta a staccare la spina.

L’indagine “Progetto Food” condotta su 4.500 lavoratori di 6 Nazioni Europee conferma la tendenza ad abolire il panino o il pranzo al volo al fast food, per una pausa pranzo tranquilla, in mensa, al ristorante o in una tavola calda.  Si sta, inoltre, diffondendo l’abitudine ad utilizzare la pausa pranzo per andare dal parrucchiere o per una sessione in palestra, in modo da ottimizzare al meglio i tempi “morti”.

D’altro canto moltissime persone rinuncerebbero più che volentieri alla pausa per poter uscire un’ora prima e avere così un po’ più di tempo libero, anche a discapito di un pranzo adeguato. L’ideale sarebbe prendere esempio dai tedeschi che, di norma, usano il flextime una sorta di gestione autonoma degli orari di lavoro, pausa compresa.

E voi cosa ne pensate: la pausa pranzo è un diritto o un dovere o…?

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