Lasciare l’Italia per lavoro? Sì, ma…

Lasciare l’Italia per lavoro? Sì, ma…

Osservatorio InfoJobs, le risposte dei giovani.

26 Set, 2017
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Il 35% dei giovani italiani tra i 18 e i 34 anni vorrebbe poter sviluppare la propria carriera professionale in Italia e andrebbe all’estero solo a fronte di un’offerta di lavoro davvero vantaggiosa. Sono queste le principali evidenze che emergono dalla ricerca dell'Osservatorio InfoJobs su un campione di oltre 4.000 utenti.

Le condizioni per partire
Il 65% dei giovani sarebbe disposto a lavorare all’estero ma il 32,6% di questi si trasferirebbe solo per fare un’esperienza da sfruttare al rientro in Italia, mentre il 51% ritornerebbe in patria a fronte di un’offerta di lavoro valida. Il 79,6% degli intervistati, inoltre, si muoverebbe dalla penisola solo con un impiego sicuro nel Paese di destinazione, mentre solo il 20,5% partirebbe senza sicurezze in cerca di un’occupazione una volta raggiunta la meta estera.
Il lavoro ideale al di fuori dell’Italia appartiene al settore della professione (39,6% del totale) o degli studi (37,2%) che si svolgono attualmente.
Le mete preferite
Relativamente alla meta geografica verso cui indirizzare il trasferimento professionale, l’Europa resta il continente maggiormente attrattivo: sarebbe infatti la scelta per il 67,0% del campione. Le nazioni più ambite sono il Regno Unito (41,2%), seguito da Svizzera (37,1%), Germania (35,9%) e Spagna (35,3%). Il 19,3% dei giovani intervistati si trasferirebbe invece negli Stati Uniti o in Canada, mentre il 5,4% in Australia. L’1,5% sceglierebbe invece l’Asia, con una netta preferenza per il Giappone (77,1%).
Le motivazioni dei giovani
Tra i motivi che spingono i giovani a intraprendere un’avventura professionale all’estero ci sono la ricerca di una migliore qualità della vita (57,4% del campione) e di salari più alti (56,6%). Viene anche inseguita una maggiore meritocrazia (41,2%) e un ambiente di lavoro stimolante e dinamico (32,4%). Le pecche maggiori del mercato del lavoro in Italia sono, oltre alla difficoltà a trovare un’occupazione (per il 65,0% dei rispondenti), il basso livello di retribuzione (55,6%) e le scarse possibilità di crescita professionale (38,9%).

E chi è già partito, cosa dice?
Una prima evidenza riguarda le motivazioni di chi ha affrontato una nuova esperienza lavorativa fuori dai confini nazionali. Chi è partito lo ha fatto per una ragione di attrattività dell’offerta estera (41,7%) o perchè il lavoro proposto aveva condizioni molto vantaggiose (36,1%). Anche in questo caso, il trasferimento è avvenuto solo con un impiego sicuro nel Paese di destinazione (per il 61,2% del campione).
La grande maggioranza dei rispondenti si è indirizzata verso un Paese europeo (72,6% del totale), mentre il 6,0% ha optato per Stati Uniti o Canada e il 2,7% l’Asia. Le motivazioni di tale scelta si basano principalmente su una remunerazione più adeguata (45,5%), un maggior riconoscimento delle capacità individuali (41,4%) e una migliore qualità della vita (41,3%).
Le difficoltà con cui si sono scontrati una volta sbarcati all’estero sono invece state legate alla capacità di raggiungere un buon tenore di vita (29,1% del totale) e di avere un orario di lavoro che permettesse di conciliare tempi lavorativi e personali (20,4%).
Trasferirsi all'estero per lavoro è una scelta che può diventare definitiva. Se per quasi la metà del campione, infatti, l’esperienza all’estero è stata temporanea e utile per la crescita personale, per il 21,4% è stata una scelta permanente, che ha portato a una nuova vita in un nuovo Paese.

Dati Osservatorio InfoJobs 2017

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