“Giorni e Nuvole”:tra difficoltà nel ricollocamento professionale e affreschi del Boniforti

Pubblicato da valentina il 21 novembre 2007 in Lavoro e dintorni

Elsa e Michele sono una coppia felice.

Hanno una figlia che hanno aiutato a costruire i suoi sogni, una casa piccolo borghese molto grande, dove si raccolgono insieme ai grandi amici storici.

Elsa si è appena laureata in Storia dell’Arte con una tesi su uno splendido affresco del Boniforti che accompagnerà i protagonisti per tutta la durata del film, come una volta umanamente stellata che delicatamente ricorda a tutti quanta Bellezza possa esserci al mondo.

Michele, invece, è appena stato estromesso dall’azienda dai suoi stessi soci, a causa della poca competitività della sua condotta professionale. Detta in poche parole, Michele si rifiuta di tagliare indiscriminatamente il personale, così viene tagliato fuori!

3953 home Giorni e Nuvole:tra difficoltà nel ricollocamento professionale e affreschi del Boniforti

Completamente incapaci di riorganizzarsi senza l’usuale massa di comfort materiali e non, i protagonisti perdono di definizione. Michele sfiora la depressione, Elsa trova il modo di sbarcare il lunario con lavori nettamente al di sotto della sua preparazione artistico-universitaria.

Abbandona, purtroppo, il restauro dell’affresco bonipertiano cui dedicava anima, cuore, vita e sonno e si trova alla periferia di Genova a vendere beni di largo consumo al telefono di un call center.

La definizione nuova avviene nel finale, quando i protagonisti riscoprono la Bellezza.

Albanese e la Muy sono eccellenti, nulla da eccepire; Soldini ci regala sempre sprazzi di depressione post anni ‘80 notevoli nel loro silenzio e nel buio che lasciano nelle pupille di chi osserva. Ma riteniamo anche che ci si debba anche guardare indietro: pensate a chi perde il lavoro e tirare alla fine del mese non può vendere la barca o la casa di lusso (i cui introiti forse permetterebbero di NON lavorare affatto, ma non tutti i film devono essere realisti, verissimo!)

La novità sta nel riflettere la condizione dell’ex dirigente che trova difficoltà a ricollocarsi. Forse avremmo preferito un documentario su chi dirigente non è mai diventato.

Bookmark and Share

Lascia un Commento