Ecco a voi come affrontare un colloquio!

Pubblicato da valentina il 6 dicembre 2007 in Colloquio - Come prepararlo, Colloquio - Durante

I) Fate una buona “prima impressione”.

“You never have a second chance to make a first impression”, dicono gli americani, ed è drammaticamente vero. La prima impressione che avrete creato nel vostro interlocutore vi resterà sempre appiccicata addosso: che si tratti di vostra moglie o marito, o del vostro capo, sicuramente chi vi sta vicino ricorderà le sensazioni che gli avrete suscitato nei primissimi momenti della vostra conoscenza, (e sarà sempre pronto a rinfacciarvi “L’avevo intuito subito, che eri un gran…”). Vi sono alcuni accorgimenti ovvi, ma importanti, come il non arrivare in ritardo e non presentare ansimanti una mano sudaticcia per non creare un’impressione sfavorevole, ma vi è in generale la prima “fase” del colloquio da preparare con cura. Un colloquio ha infatti, abitualmente, quattro fasi: il “warm up”, o riscaldamento, l’esame del candidato, il “controesame” da parte del candidato, e la chiusura. Il “warm up” può durare 2-3 minuti, contro i 20 dell’esame, i 10 del controesame ed i 4-5 della chiusura, ma questi due minuti possono influenzare enormemente il prosieguo. In circa un terzo dei colloqui, infatti, la brava Margherita avrà già “segato” mentalmente il candidato dopo i convenevoli: e solo in qualche raro caso farà poi marcia indietro a fronte di una più analitica valutazione. Per fare un buon “warm up” dobbiamo farci vedere da subito tranquilli, curiosi e affidabili, ma dobbiamo anche cercare di stabilire una buona intesa personale con il selezionatore. Senza fare i ruffiani, un sorriso sincero, una battuta, una osservazione che sdrammatizza il colloquio sono sempre gradite: se il candidato è teso, anche il selezionatore non si rilassa, non si “gode” il colloquio. Bastano poche chiacchiere per dimostrare che siamo persone aperte e disponibili, e il vostro interlocutore ve ne renderà merito. I convenevoli devono essere brevi, però, perché altrimenti il selezionatore penserà che vogliamo tergiversare, o che siamo dei chiacchieroni.

II) Preparatevi sui vostri punti deboli

La seconda parte del colloquio è, non nascondiamolo, un esame vero e proprio. Le vostre competenze e la vostra personalità saranno scandagliate a fondo, in cerca di eventuali carenze. Poiché nessuno di noi è perfetto, qualcosa di spiacevole affiorerà, che noi ce ne accorgiamo o meno: il problema è come far si che il selezionatore non giudichi la nostra persona nel suo complesso alla luce dei punti deboli, ma arrivi a considerarli dei “nei” di secondaria importanza. Come fare? La risposta è, apparentemente, semplice: giocando d’anticipo, riconoscendo le nostri eventuali lacune, inquadrandole nella loro vera luce, e dimostrando come siamo riusciti a compensarle. Guai a negare l’esistenza di punti deboli (“Io le sembro un pò aggressivo? Ma lei si è bevuto il cervello !”) , e guai anche a cercare di rigirare la frittata (“Voti bassi all’università? Ma io mica studiavo per il voto !”). Vediamo qualche esempio di come trarsi d’impaccio: “Dice che sembro un pò aggressivo, un pò drastico nei giudizi? Si, può darsi che dia questa impressione: il fatto è che apprezzo molto la chiarezza. So che i compromessi spesso sono indispensabili, ma anch’essi, per essere efficaci, devono nascere (è una mia opinione, per carità) da un confronto duro, esplicito. Sono magari molto pignolo, analitico, dubbioso nella fase di studio dei problemi, ma una volta fattami un’opinione e presa una decisione, mi piace andare fino in fondo. So che rischio di perdere delle sfumature, ma questo mi ha consentito, finora, di raggiungere tutti i traguardi che mi sono prefisso. Certo, ora sto per entrare in un mondo che non conosco, e dovrò imparare tutto: la mia spavalderia dovrò metterla nel cassetto per un bel pò. Del resto, se chiedesse di me a chi mi conosce, mi definirebbero forse impetuoso, ma aggressivo no, credo proprio di no”. “Si, il voto di laurea non è granché. Non cerco scuse: non ho né lavorato per mantenermi agli studi, né fatto alcunché di memorabile nel frattempo. Il fatto è, lo confesso, che i miei primi anni di università sono stati dedicati più al divertimento che allo studio. C’è chi matura prima, e chi dopo, e io appartengo a questa seconda categoria. Mi sono “svegliato” negli ultimi due anni, quando finalmente ho cominciato a pensare al futuro e a comportarmi come una persona adulta: ho recuperato gli esami arretrati, ho cercato di migliorare la media e soprattutto di fare una buona tesi, e credo di esserci riuscito. Soprattutto ho capito di essere stato a un passo dal perdere il treno, per superficialità, ed è un rischio che non voglio più correre. In questi due anni ho avuto la conferma che se mi impegno ottengo risultati di valore, e voglio sfruttare in pieno le mie possibilità. Come consolazione, devo dire che nei primi anni, se ho certamente studiato poco, ho però avuto esperienze così diverse che mi hanno insegnato tante piccole cose che scopro non essere inutili.” “No, non so il tedesco. Tre parole al massimo. Se per questo lavoro è indispensabile parlarlo bene da subito, io non sono la persona che fa per voi. Se invece all’inizio l’inglese può bastare, penso che sei mesi mi basteranno per imparare il minimo indispensabile: potrò ad esempio passare le vacanze in Germania in una scuola. So di non avere problemi a imparare le lingue, altrimenti io stessa non mi sbilancerei. Se sono riuscita ad amare il greco, al liceo, non sarà una lingua moderna a spaventarmi. Con l’inglese non ho avuto problemi, e con il francese me la cavo: datemi sei mesi e chiacchiereremo tranquillamente in tedesco.” “Timido? Io, timido? Beh, di natura, è vero, sono un pò timido. Da piccolo lo ero parecchio, ma poi, per amore o per forza, sono cambiato. Vede, io ho risieduto in tre città negli ultimi dodici anni. Ho dovuto cambiare tre volte le amicizie, ricostruire tutti i rapporti: ho dovuto per forza buttare a mare la timidezza, non sarei sopravvissuto. Inoltre, come avrà letto, a tempo perso mi sono occupato di volontariato, organizzando servizi, chiedendo finanziamenti, operando direttamente per il recupero dei tossicodipendenti. Non è un mondo in cui i timidi possano sopravvivere, glielo assicuro. Posso definirmi un ex-timido, che ha imparato a non tirarsi mai indietro quando bisogna farsi riconoscere ed anche rispettare. Sono contento di questo, anche se forse un “look” da timido non l’ho ancora perso del tutto”. Insomma, per non farsi etichettare in base ai propri apparenti punti deboli, occorre: a) prevedere che ci venga richiesto di parlarne b) ammetterne serenamente la plausibilità c) inquadrarli in un’ottica più vasta d) dimostrare come, essendone consapevoli, abbiamo già noi stessi individuato gli antidoti ai potenziali rischi che questi handicap rappresentano.

III) Informatevi sull’azienda.

Quando la nostra Margherita Pizza si sarà fatta un’idea abbastanza precisa di ciò che siete, e di quali siano le vostre motivazioni, tirerà un bel sospiro stiracchiandosi sulla sedia e socchiudendo gli occhi. È il segnale che la fase “2” del colloquio, quella dell’esame, è finita, e la palla passerà a voi, con la rituale domanda “Bene. Ora, ha lei qualche domanda da fare?” Il modo più sicuro di rovinare un colloquio è dire, con uno stolido sorriso, “Ehm, no… non mi viene in mente niente”. Il selezionatore, mentalmente, vi spedirà immediatamente all’inferno, girone degli ignavi, o nel limbo dei senza personalità. Vedremo più oltre alcune domande che potrete rivolgere, tanto per avere informazioni utili quanto per contribuire a costruire un’immagine positiva di voi; fin d’ora sappiate che, quanto più disinformati sarete sull’azienda e sul business, tanto più anonima e scipita sarà la discussione, che vi relegherà nella veste passiva dell’ascoltatore o vi esporrà a brutte figure (per ogni uomo d’azienda, la sua azienda è l’ombelico del mondo, e si stupirà alquanto per la vostra ignoranza). Ricordate sempre che uno dei vostri obiettivi, nel colloquio, è di abbattere la distanza tra voi e il selezionatore, e di scrollarvi di dosso l’immagine di studente inesperto del mondo. Migliore figura farete, ad esempio, se direte: “le riassumo le informazioni che posseggo sulla vostra azienda, e l’immagine che, superficialmente, me ne sono fatto: me le può per favore correggere e integrare?” E a questo punto dovete partire, senza farla troppo lunga, dal mercato e dal contesto competitivo di riferimento (concorrenti, regole del gioco, posizionamento), citare ciò che sapete delle dimensioni, struttura e prodotti dell’azienda, accennare ai cambiamenti che nel business stanno avvenendo, e (solo se avete qualche spunto significativo) accennare a come “vedete voi le cose” per l’azienda in questione. Su questa base, il dialogo proseguirà “alla pari”, e il selezionatore avrà l’impressione di confrontarsi con una persona che sa quello che vuole, sa programmarsi, sa informarsi prima di parlare, e infine sembra già un pò “di casa” in azienda. Informarsi sulla vita delle grandi aziende non è difficile, mentre per quelle medie dovrete rivolgervi alla stampa specializzata o alle associazioni di categoria (o, meglio, fare un “tam tam” per conoscere qualcuno che ci lavora). Sarà forse un po’ complicato, ma ne vale sicuramente la pena: in particolare per le aziende meno note, incontrare una persona informata sulla loro situazione fa sempre colpo.

IV) Tranquilli e sorridenti.

Non preoccupatevi se siete un po’ nervosi prima del colloquio: un buon selezionatore saprà mettervi a vostro agio e instaurare un clima disteso. É importante che voi contribuiate: un sorriso e un atteggiamento sereno dimostrano che sapete reggere bene lo stress; e inoltre, chi assumerebbe un musone come collega? Attenzione però che la tensione è anche un indispensabile meccanismo di difesa, che consente di mobilitare e sfruttare al massimo tutte le proprie risorse. Chi si lascia andare, e passa a un atteggiamento troppo rilassato, dimostra scarsa “tenuta” e spesso finisce per commettere errori. Essere disponibili e sereni non significa perdere il controllo costante della situazione.

V) Né ingenui, né atteggiati, né eccessivi.

Essere sinceri e dare fiducia all’interlocutore non significa dimostrarsi ingenui: non state conversando né confidandovi, ma state parlando con un obiettivo preciso e con una persona che vi giudicherà anche per il modo in cui perseguite questo obiettivo. Quindi, senza distorcere i fatti, avete una buona occasione, parlando di voi stessi, di dimostrare come sapete cogliere e dominare la complessità del reale, e come sapete analizzare e interpretare i fatti con realismo e senso dell’opportunità. Chi sa vendere bene se stesso saprà vendere bene anche l’azienda in cui lavora. Soprattutto, però, evitate di atteggiarvi a ciò che non siete: chi posa da grande manager a 24 anni, chi vuole comunque recitare un ruolo più grande di sé, chi, in generale, con atteggiamenti supponenti o seduttivi mira a far colpo sul selezionatore, andrà incontro a una garbata presa in giro da parte di quest’ultimo e spesso non se ne accorgerà neppure. È inoltre buona norma evitare di dare giudizi o fare affermazioni estremistiche, drastiche o troppo originali. Forse non è bello, ma le aziende amano più i toni sfumati che quelli troppo vividi, e apprezzano l’equilibrio più che la provocazione foss’anche geniale. Tenete sotto controllo, quindi, i superlativi, i punti esclamativi ed i pugni sul tavolo.

VI) Pensate positivo, creativo e concreto.

Ma quali sono le caratteristiche più importanti che le aziende cercano nei futuri collaboratori? Che immagine di sé bisogna cercare di dare? Ovviamente ogni posizione da coprire, ogni azienda e ogni selezionatore avranno le loro preferenze soggettive, ma c’è un requisito che è assolutamente universale: sul lavoro ci vuole gente che parli poco, e tiri la carretta. Tutti i capi, nessuno escluso, vogliono innanzitutto al loro fianco persone concrete, propositive e attive, che pensino a come risolvere i problemi, e non a commentarli o a complicarli. Meglio una persona semplice ma affidabile, che un intellettuale pigro. Per cui, nel colloquio bisogna assolutamente evitare di sembrare lamentosi, teorici, passivi. Mai dare la colpa dei propri eventuali insuccessi a qualcun altro; mai fare commenti fatalisti o manifestarsi egoisti, cavillosi, burocrati o scaricabarile: la generosità in azienda forse non sempre viene premiata, ma sempre viene richiesta. Meglio sembrare un po’ arruffoni, che di manica stretta: se volete entrare in azienda, sulla vostra fronte deve esserci scritto col sangue “io non mi tiro indietro

VII) Parlate, per favore.

Guai se il colloquio diventa un interrogatorio, con un selezionatore progressivamente sempre più nervoso che fa domande, e un selezionato sempre più spaventato che risponde a monosillabi. Anche nella fase di “esame” il colloquio non ha un iter prestabilito: raccolte alcune informazioni indispensabili, al selezionatore interesserà soprattutto farvi parlare per capire come ragionate, come interagite, come polemizzate, che opinione avete di voi stessi e di ciò che vi circonda, quali aspirazioni avete e come volete raggiungerle. Se non parlate, se rispondete come a un interrogatorio, se non prendete mai l’iniziativa del discorso, egli si farà di voi un’opinione mediocre o, peggio, nessuna opinione. Dunque, motivate e sviluppate le vostre risposte e chiarite voi stessi ciò che può apparire ambiguo, prima che vi sia richiesto. Parlare bene vuol dire anche non parlare troppo: la sintesi è una delle virtù più apprezzate in azienda, perché trasmettere il maggior numero di informazioni nel minor tempo possibile vuol dire avere metodo, rigore logico e capacità espressive.

VIII) Attenti al linguaggio.

I rischi di incomprensione, nel colloquio, possono derivare o da un atteggiamento innaturale del candidato, che proietta un’immagine falsata e quindi incomprensibile di sé, o da una marcata distonia di linguaggi tra selezionatore e candidato. Il primo, a volte, dimentica di avere a che fare con una persona che sa poco o nulla di “aziendalese”, mentre il secondo, a volte, dà un’immagine di sé più immatura del necessario perché rimane legato a modi di esprimersi, a un gergo puramente accademico e magari, in aggiunta, provinciale e ingenuo. Così, parlare di “ditta” quando si ha a che fare con una grossa azienda, o dilungarsi sugli esami sostenuti o sui professori, allontanano psicologicamente chi parla dal selezionatore che ascolta. È importante andare ai colloqui avendo ormai digerito un vocabolario aziendale essenziale: non è necessario sapere con precisione che cosa sia la customer satisfaction, o la struttura a matrice, o gli stocks, il rischio di cambio, l’ engineering, le operations o il trade marketing, o molte altre cose ancora, ma dobbiamo essere in grado di capire più o meno di che cosa si tratta, quanto meno per ciò che attiene il nostro campo d’interesse: un ingegnere può ignorare di che si occupi la tesoreria, ma non che cosa sia l’handling, e viceversa per un laureato in economia. Altrimenti scivoleremo man mano in quel mutismo così pericoloso di cui abbiamo accennato; se siamo colti alla sprovvista da qualche termine a noi ignoto, piuttosto che annuire con aria ebete conviene chiedere, con un po’ di faccia tosta “ma, nella vostra specifica realtà, che cosa intendete esattamente con …?”.

IX) Tenete presente chi avete di fronte.

Il selezionatore è interessato quanto voi al buon esito del colloquio: deve trovare qualcuno da assumere, e se quel qualcuno foste voi avrebbe terminato la sua fatica. Non è quindi un asettico esaminatore ed è più un alleato che un nemico. Nulla quindi lo irrita più che un atteggiamento sospettoso o reticente da parte vostra: se coglie paura, ambiguità o presunta “furbizia” nel vostro atteggiamento con lui, tenderà a pensare – e non a torto – che queste siano le vostre caratteristiche in ogni tipo di rapporto interpersonale. Se vi fa domande “cattive”, che mirano a mettervi in difficoltà, state tranquilli perché in linea di massima significa che il colloquio sta andando bene: i colloqui più duri e aggressivi il buon selezionatore li fa con persone che interessano, mentre quelli rapidi e cortesi servono a liquidare chi appare palesemente inadeguato.

X) La comunicazione non verbale: i vestiti, i gesti, la voce e lo sguardo

In un colloquio, non sono solo le parole che contano: tutto il nostro corpo comunica, e non solo quello. Il nostro interlocutore ci ascolta anche con la vista e con il tatto (speriamo non con l’odorato!). I nostri gesti, i nostri sguardi, il tono della nostra voce confermano, integrano o smentiscono le nostre affermazioni. Il modo in cui siamo vestiti, in cui salutiamo, in cui stiamo seduti può contribuire in maniera determinante a formare il giudizio su di noi. La nostra comunicazione non verbale è molto meno controllabile di quella verbale, in quanto più istintiva; vediamo però alcuni semplici accorgimenti per non complicarci la vita: Come vestirsi Negli USA esiste addirittura un libro (“Dress for success”) che spiega qual’è il modo migliore di vestirsi per ogni incontro: quali calzini usare, quali cravatte etc.. Non esageriamo: però è indubitabile che la nostra immagine è data anche dal nostro abbigliamento. In fondo, noi “scegliamo” di vestirci così. Per i colloqui, l’importante è dare, anche nel look, una sensazione di affidabilità e serietà: la fantasia o originalità sono in questo caso degli “optional” a rischio. Non bisogna vestire casual, perché si darebbe un’impressione di immaturità, ed è bene evitare accessori, trucco o colori troppo vistosi; non è opportuno però neanche “invecchiarsi” troppo, indossando per l’occasione improbabili vestiti da cinquantenni rimediati chissà dove. Alle ragazze è concessa ovviamente più libertà, ed è generalmente apprezzata una certa eleganza, mentre i maschi sono più vincolati al “giacca e cravatta”, ed è bene che non abbiano un’aria troppo “perfettina” (che rende antipatici), salvo che il colloquio avvenga in realtà che danno all’apparenza molta importanza (società di consulenza, mondo della comunicazione, banche d’affari, etc..). Oltre a ciò che indossate, badate a come lo indossate: niente vestiti troppo larghi e cascanti, niente colletti di cravatta allentati, niente forfora sul bavero, niente lenti degli occhiali sporche: è un’appuntamento importante, chi ci arriva trasandato sarà giudicato (non a torto) superficiale, disordinato o poco furbo.

tratto da http://www.sportellostage.it/candidati/consigli_affrontare_colloquio.htm#i

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89 Commenti a “Ecco a voi come affrontare un colloquio!”

  1. JHON DAVID JIMENEZ scrive:

    Modello di curriculum per chi è
    alla ricerca del primo impiego
    Nome:

    Data di nascita:

    Indirizzo:

    Telefono e indirizzo e-mail:

    Obiettivo: Primo impiego.

    Istruzione: Diploma conseguito presso [nome della scuola] di [nome della città] nel 2004.

    Corsi supplementari: Lingue, matematica, informatica, falegnameria.

    Capacità e competenze: Abile nei lavori manuali. Mi occupo della manutenzione dell’automobile di famiglia. Ho costruito delle sedie e un tavolo di legno nell’officina di casa. La mia abilità nel fare i calcoli mi è utile per fabbricare mobili. Ho partecipato come volontario ai lavori di costruzione per il montaggio di un tetto. Sono in grado di lavorare con quasi tutti i tipi di computer e mi piace imparare a usare nuovi programmi.

    Informazioni personali: Fidato: nell’ultimo anno delle superiori ho fatto solo due assenze. Onesto: ho restituito un portafoglio smarrito contenente del denaro. Socievole: partecipo regolarmente a un’opera di volontariato per la comunità e mi piace assistere le persone anziane. Sportivo: gioco a basket. Hobby: riparo automobili e faccio lavori di falegnameria.

    Referenze: Disponibili su richiesta.*

    ——————————————————————————–

    * A fornire delle referenze potrebbero essere un insegnante che ti conosce bene o un amico di famiglia che possiede un’attività economica. Se il possibile datore di lavoro ti chiede delle referenze può essere un’indicazione che è interessato ad assumerti. Prima di segnalare le persone che potrebbero fornire referenze su di te, assicurati che siano disposte a farlo.

    Quando non ottenete la convocazione a un colloquio presso un possibile datore di lavoro, lasciate un biglietto da visita, preferibilmente delle dimensioni di 10 per 15 centimetri, contenente nome e cognome, indirizzo, numero di telefono, indirizzo e-mail e una breve descrizione delle vostre capacità e competenze. Sul retro del biglietto, se è appropriato, potreste anche mettere una vostra fotografia. Distribuite il biglietto a tutti quelli che potrebbero aiutarvi a trovare lavoro e chiedete loro di darlo a qualsiasi persona di loro conoscenza che offra il tipo di lavoro che state cercando. Se a leggere il biglietto è un possibile datore di lavoro, quest’ultimo potrebbe convocarvi per un colloquio e magari assumervi.

    Preparare un curriculum vi farà sentire più padroni della situazione. Nigel, citato in precedenza, dice: “Compilare un curriculum vi aiuta a organizzare pensieri e obiettivi. Vi aiuta anche a sentirvi più sicuri, in quanto avete già in mente le risposte ad alcune domande che potrebbero esservi poste durante un colloquio”. — Vedi il riquadro in basso.

    Per trovare lavoro ci vogliono perseveranza e ricerca sistematica

    Domande ricorrenti nei colloqui di selezione
    Perché si è candidato per questo posto di lavoro?
    Perché vuole lavorare per questa azienda?
    Cosa conosce di questo impiego, dell’azienda e del settore in cui opera?
    Ha già svolto questo tipo di lavoro?
    Quali macchinari è in grado di usare?
    Quali esperienze lavorative ha in questo campo?
    Quali sono le sue capacità e competenze per questo lavoro?
    Mi parli di lei.
    Descriva la sua personalità in cinque parole.
    Riesce a lavorare sotto pressione?
    Perché ha lasciato il suo ultimo impiego?
    Perché è disoccupato da così tanto tempo?
    Che opinione aveva di lei l’ultimo datore di lavoro?
    Quante assenze ha fatto sul lavoro?
    Quali sono i suoi obiettivi futuri?
    Quando può cominciare a lavorare?
    Quali sono i suoi punti di forza?

    Preparatevi bene per il colloquio
    Cosa occorre fare per prepararsi in vista di un colloquio? Potreste raccogliere informazioni sull’azienda per la quale sperate di lavorare. Più informazioni conoscete riguardo all’attività dell’azienda, migliore sarà l’impressione che farete nel corso del colloquio. Questa ricerca di informazioni vi aiuterà anche a stabilire se l’azienda ha davvero il tipo di lavoro che cercate e se volete lavorare per essa.

    Quindi pensate a cosa indosserete per il colloquio. Se il lavoro è di tipo manuale indossate abiti adatti, puliti e ordinati. Abbigliamento e aspetto personale appropriati dicono al possibile datore di lavoro che se avete cura della vostra persona è più probabile che avrete cura del vostro lavoro. Se cercate un lavoro d’ufficio scegliete abiti adatti a quel settore lavorativo, tipo giacca e cravatta. Nigel dice: “Scegliete gli abiti con sufficiente anticipo in modo da non fare le cose in fretta e furia e aumentare inutilmente lo stress prima del colloquio”.

    Nigel consiglia inoltre di arrivare al colloquio con circa un quarto d’ora di anticipo. Naturalmente, arrivare con troppo anticipo non è buono, ma arrivare in ritardo potrebbe essere disastroso. Gli esperti affermano che i primi tre secondi del colloquio sono decisivi. In quegli istanti il responsabile del personale farà una valutazione del vostro aspetto e del vostro comportamento, il che influirà notevolmente sull’opinione che si farà di voi. Se arrivate in ritardo, l’impressione sarà decisamente negativa. Ricordate che non ci sono altre opportunità per cambiare una prima impressione.

    Tenete presente inoltre che il selezionatore del personale non è il nemico. Dopo tutto, anche lui probabilmente ha dovuto candidarsi per il suo impiego, per cui sa come vi sentite. Anzi può darsi che lui stesso si senta nervoso, forse perché sa poco o nulla di come si conduce un colloquio. Oltre a ciò, se il selezionatore è anche il datore di lavoro può avere molto da perdere se assume la persona sbagliata.

    Un atteggiamento professionale vi aiuterà durante i colloqui
    Per cominciare bene il colloquio, sorridete e date una stretta di mano al selezionatore, se questo è il saluto abituale nella vostra zona. Durante il colloquio tenete presenti quali sono i requisiti richiesti dal datore di lavoro e quali sono le vostre competenze. A questo proposito Nigel dice: “State composti: una posizione corretta trasmette fiducia. Non siate troppo informali né troppo loquaci ed evitate assolutamente le parolacce. Inoltre, non fate commenti negativi sui precedenti datori di lavoro e colleghi: se ne parlerete male il selezionatore probabilmente penserà che farete lo stesso parlando della sua azienda”.

    In quanto alle cose da fare e da dire durante il colloquio gli esperti danno i seguenti suggerimenti: mantenete il contatto visivo con il selezionatore, fate gesti naturali quando parlate e abbiate una buona dizione. Siate concisi e onesti quando rispondete e fate domande pertinenti riguardanti l’azienda e l’impiego offerto. Alla fine del colloquio, se volete ancora quel lavoro, fatelo presente. In tal modo dimostrerete il vostro entusiasmo.

    Applicando i suggerimenti pratici summenzionati può darsi che riusciate presto a trovare lavoro. Se è così, cosa potete fare per aumentare le probabilità di non perderlo?

    Che dire delle agenzie di collocamento on-line?
    Una delle più grandi agenzie di collocamento on-line degli Stati Uniti permette ai possibili datori di lavoro di accedere a 17 milioni di curriculum e ha un’offerta di circa 800.000 impieghi per chi è alla ricerca di un lavoro. Alcuni sondaggi indicano che in certi paesi fino al 96 per cento dei disoccupati cerca un impiego usando Internet. Tuttavia da ricerche effettuate interpellando professionisti di 40 paesi risulta che solo il 5 per cento di chi cerca lavoro tramite Internet lo trova effettivamente grazie a questo mezzo.

    Inserire il proprio curriculum su Internet fa aumentare il numero di possibili datori di lavoro al corrente della vostra ricerca, ma bisogna fare attenzione: aumentano anche le probabilità di diventare vittime di un raggiro. Per proteggersi da questa eventualità gli specialisti danno i seguenti consigli:

    1. Leggete la privacy policy, ovvero le norme in materia di privacy, dell’agenzia di collocamento on-line prima di inserire il vostro curriculum sul sito dell’agenzia. Alcune agenzie on-line vendono i vostri dati personali a imprese di marketing o a soggetti terzi.

    2. Inserite il vostro curriculum solo sul sito di poche e fidate agenzie di collocamento on-line. È essenziale proteggere i dati personali perché non siano usati indebitamente. Il vostro curriculum non dovrebbe mai contenere le informazioni necessarie a un truffatore per rubare la vostra identità e causarvi un’infinità di problemi economici. I datori di lavoro seri non hanno bisogno di conoscere il numero del vostro conto bancario, della vostra carta di credito o la vostra data di nascita.

    3. Attenti alle offerte di lavoro vaghe. Pam Dixon, ricercatrice del World Privacy Forum, un’organizzazione no-profit, dice che di solito più l’offerta è generica meno è seria. “Frasi vaghe come ‘Abbiamo migliaia di posti di lavoro’ o ‘Lavoriamo con le aziende più importanti’ sono un campanello d’allarme”, afferma, e aggiunge: “Anche le richieste di inviare una nuova copia del curriculum dovrebbero mettervi in guardia”.

    Ricordate che anche le migliori agenzie di collocamento on-line non sono in grado di controllare come sarà usato il vostro curriculum dopo che è stato scaricato da un possibile datore di lavoro o da altri.

    Pubblicato in Svegliatevi! dell’8 luglio 2005

  2. bruno scrive:

    perfetto
    arrivare al colloquio è giusto
    ma quando ci si sente dire che “ok la sua esperienza è lodevole, ma purtroppo lei vecchio (50 Anni) e con qurello che dovrei pagare lei assuno 3 stagisti a tempo)
    non con queste parole,è ovvio, ma il senso è quello

    dopo 25 anni impegnato nelle consulenze aziendali per l’export,mi ritovo a fare il cameriere

    ragazzi AUGURI

  3. Paola scrive:

    Ciao a tutti,
    chi vi scrive è una delle tanto disprezzate selezionatrici di una agenzia per il lavoro..
    Partendo dal presupposto che è vero che le aziende pongono limiti di età, che lavoro ce n’è poco e spesso non è neanche pagato molto bene (ma non crediate che noi navighiamo nell’oro!), che la concorrenza è tanta..e che nel mio lavoro di pesone incompetenti o poco formate ce ne sono parecchie..è sempre e solo colpa degli altri e non troviamo lavoro??
    Mi ci metto anch’io: laurea (lavorando), master, stage (gratuito), tre mesi a ricercare, poi altro stage (7 mesi a 300 €), due anni di apprendistato…il tutto lontano da casa, 3 ore al giorno sui mezzi pubblici!
    Anche a me piacerebbe lavorare nella grande azienda sotto casa a 1500€ al mese, ma non funziona così!
    Nel mio lavoro ho sentito persone rifiutare lavori pagati più del mio perchè lontani da casa (30 minuti scarsi di strada!), o perchè, da laureati, “non erano all’altezza delle loro aspettative”. Ho visto persone disperate, che cercano “un lavoro qualsiai” e poi sono le prime a non presentarsi al secondo colloquio…credetemi, ne ho viste di ogni.
    E’ facile dare la colpa al resto del mondo, ma fare un esame di coscienza? O saranno sempre gli altri ad essere incompetenti e a non capirci??
    Le regole sono due:non siamo fatti tutti allo stesso modo e per fare lo stesso lavoro, e, più importante, chi la dura la vince.
    ciao
    Paola

  4. Monica scrive:

    Per Serena e tutti quelli come lei del ragazzi-non-trovate-scuse
    Felici per te, Serena, che sei così fortunella.
    Ho la tua stessa media universitaria ( e il mio corso di laurea non è certo tra i più semplici )
    Non so più dove inviare curriculum, onestamente ho esaurito le idee,”non ho esperienza…” e, come ha detto qualcuno, non c’è nessun eroe che sia disposto a farmela fare, vogliono tutti la pappa pronta. Non per “tirarmela” ma mi ritengo una persona intelligente ed ho accumulato esperienze e competenze trasversali a livello pratico-organizzativo con un anno di servizio civile e anni di volontariato che la maggior parte delle persone si sogna, ho frequentato 2 corsi di abilitazione professionale della durata di 1 anno ciascuno dai quali sono uscita con il massimo dei voti,tutto questo sempre studiando all’università e mantenendo la media del 29 e nel mentre ho trovato anche il modo di fare qualche lavoro stagionale.
    Detto ciò.
    Mi viene l’herpes quando sento presuntuosetti dire “ragazzi…non trovate scuse…” Può essere che qualcuno abbia avuto il colpo di fortuna o parenti ed amici vari l’abbiano aiutato, o che abbiano trovato un primo selezionatore abbastanza decente, non per questo tutti gli altri “trovano scuse”.
    Aprite gli occhi, se va bene a voi non è detto che vada bene al resto del mondo. Sveglia.

  5. Carmina scrive:

    Ciao e buon pomeriggio a tutti,bè è proprio vero al sud c’è ancora la mentalità che se vuoi lavorare questa è la paga non puoi chieder di più e ne tanto meno un aumento e il contratto è una cosa anomala mentre al nord si pensa di trovar il meglio invece no…tutto il mondo è paese ragazzi nord-sud io sono da 5 mesi al nord sperando in un’occupazione migliore ed invece……….Ma nonostante tutto c’è la farò prima o poi lotterò con tutte le mi forze,”armi” e unghie.IN BOCCA AL LUPO A TUTTI NOI GIOVANI speriamo che col tempo le cose vadano megio…BACI BACI

  6. Cristina scrive:

    I suggerimenti di Enzo del 18 Dicembre 2007 sono i migliori che abbia mai sentito. Bravo! Complimenti e grazie infinite per le idee molto professionali.

  7. Sara scrive:

    ora che ho letto le regole ho più paura di prima! Grandioso!

  8. Diego scrive:

    D’accordo con Cristina: il suggerimento di Enzo (datato 18/12/07) sarà da tenere in forte considerazione! Perdonatemi, ma mi trovo in una posizione di privilegio rispetto a molti di voi: ho un lavoro. Sto però cercando un diverso inquadramento. Ho 13 anni di esperienza lavorativa maturata in diverse posizioni. Non sono nè troppo giovane, nè fuori età (32 anni). Ma che fatica fissare un colloquio!! Non ho vergogna ad ammettere che nelle aziende dove ho precedentemente lavorato, sono quasi sempre arrivato tramite conoscenze o segnalazioni. Che tristezza… soprattutto adesso che ho esaurito le amicizie. Eccolo il mondo del lavoro. Purtroppo non ho consigli da darvi come il buon Enzo, che comunque ringrazio, il mio è solamente uno sfogo. Non credo assolutamente nel decalogo, specie quando difronte vi trovate delle ventitreenni malchiavate (passatemi il termine…) laureatesi troppo in fretta e fortemente piene di sè. Loro sì che hanno sicuramente maturato quell’esperienza che vanno tutti cercando, a maggior ragione in una posizione di fondamentale importanza come quella del selezionatore!!!

  9. maria grazia scrive:

    Prepararsi ad affrontare un colloquio è la prima regola per chi cerca veramente lavoro, come è necessario compilare correttamente il curriculum vitae e scrivere un’efficace lettera di presentazione. Cosa costa non farlo? Per poter sempre dire lavoro non ce n’è e per dare sempre la colpa alla situazione e ai datori di lavoro? Sono laureata in lettere,abito al sud e di sicuro il mondo del lavoro non fa a botte per avermi per questo bisogna provare e tentare l’impossibile

  10. Vale scrive:

    Ecco, ormai ho fatto anch’io abbastanza colloqui e sono sempre più sfiduciata.. una laurea in tasca e a molte aziende sembro non andare bene neanche x un posto di segretaria di base.. non so più cosa fare..

  11. Elena scrive:

    Salve…. ho 27 anni e, come detto da qualcuno prima (scusate, ma i commenti sono così tanti che non ricordo chi l’ha detto…) …. senza esperienza. E’ bello andare ai colloqui e sentirsi dire: “Eh ma sa, lei non ha esperienza……”. Grazie… scusa tanto, ho studiato, mi sono fatta il culo per 10 anni tra superiori e università… lo facevo da pendolare alzandomi alle 5 del mattino e rincasando alle 7/8 di sera (a seconda dei corsi che facevo) e d’estate preparavo gli esami per la sessione autunnale! Ora, non voglio dire di trovare l’eroe che mi assume a occhi chiusi, ma se nessuno si decide a darmi un minimo di fottuta fiducia io questa benedetta esperienza me la faccio… l’anno del mai!!

    E scusate la volgarità….

    Comunque…. un “In bocca al lupo” a tutti quanti!

  12. Antonio scrive:

    Ciao a tutti, ho 28 anni con molti colloqui alle spale, volevo dirvi di non perdere mai la speranza e di fare sempre domande di lavoro, prima o poi qualcosa arriva…..!

  13. Chiara scrive:

    Forza ragazzi,
    credo che l’importante sia credere nelle nostre capacità, cercare di migliorare i nostri punti di debolezza e affrontare il più possibile qualsiasi situazione con serenità.
    Stiamo attraversando un periodo storico particolarmente difficile per varie ragioni.. passerà?! Chi ce lo può garantire…!?
    Il segreto è essere tenaci e non perdere MAI il sorriso.. coraggio a tutti!!!

  14. Donatella scrive:

    Ciao a tutti, ho letto alcuni dei vostri commenti e potrei rispondere a molte persone. Per semplicità, vi racconto l’idea che mi sono fatta con la mia esperienza.
    Ho 40 anni, donna, senza figli (ogni tanto ancora ai colloqui qualcuno mi fa questa domanda: fondamentale non offendersi e non dare a vedere cosa si sta pensando di questa insensata domanda), siciliana, vivo a Milano da 10 anni, laureata e pluriformata (corsi e controcorsi), parlo 2 lingue straniere e mi sto riproponendo sul mercato del lavoro in una professione per me relativamente nuova, in cui ho poca esperienza.
    Insomma: quando ero in Sicilia, parliamo di 12 anni fà, non esistevano nè portali di lavoro su internet né tanto meno agenzie di lavoro temporaneo. In Sicilia allora come adesso la situazione del mercato del lavoro è a dir poco disastrosa: bisogna esserici stati per capire. Centinaia di curriculum spediti per posta sopratutto nel resto di Italia, risultato: il deserto del Sahara. Quando mi sono spostata a Roma, grazie a un corso pagato fior di quattrini e uno stage mi sono immessa nel mercato del lavoro e da lì è cominciato tutto.
    Ovviamente questo significa che all’inizio non ho avuto nessuna possibilità di scegliermi il mestiere. Ho preso quello che arrivava. Dopo anni di peregrinare e tanta esperienza varia accumulata, ho deciso qual è la professione adatta a me. Difficile. Difficile far apprezzare la proprie esperienze trasversali, convincere della propria disponibilità a rimettersi in gioco e di confrontarsi con persone per lo più più giovani, far superare al selezionatore la diffidenza verso gli “anta”, far accettare che nel proprio percorso una persona può anche decidere, a un certo punto, di cambiare mestiere. E sto parlando di Milano, che sicuramente è la città dove il mercato del lavoro è più vivace. Ma è pur sempre Italia… vi assicuro che sembra che mi apprezzino di più all’estero: più serietà, meno pregiudizi, più disponiblità a scommettere su una persona che dimostra di voler buttarsi nella mischia senza problemi.
    Un consiglio sopratutto per i miei conterranei e tutte le persone del sud: non fermatevi, se potete, andate fuori, andate all’estero, non perdete tempo perché spesso l’età è una discriminante (non sempre), siate determinati ma non arroganti, umili ma fiduciosi in voi stessi, ottimisti e SCEGLIETE il vostro lavoro, non lasciatevi condizionare dalla paura di non farcela. Ovviamente, impegnatevi. La laurea anche se conquistata con sacrifici e con fatica è solo l’inizio.

  15. Donatella scrive:

    Per Vale: gli ultimi mesi sono stati abbastanza difficili, credo, anche per via della crisi. Non disperare, persevera. Il tempo dell’attesa sfruttalo per imparare qualcosa che possa essere utile per il lavoro, per esempio le lingue (la butto lì, magari sei laureata in lingue). E poi forse, non devi fare la segretaria, non sei adatta per quello ma per qualcos’altro. Anche essere iperqualificata per una posizione può essere una limite. Forse Paola può dirci qualcosa in merito. Mi spiace leggere commenti di sconforto perché io sono stata la prima a sconfortarmi e non è bello: ci si presenta anche male ai colloqui quando arrivano.

  16. PAOLO scrive:

    ciao sono PAOLO, rispondo a ELENA,
    carissima, il culo ce lo siamo fatti tutti, non è certo innervosendoti che dai fiducia a chi ti deve assumere, rilassati, conta fino a dieci e rimettiti in gioco, non sognare la luna (non te la darà nessuno), sii sicura di te stessa, fai esperienza, anche diversificata, più avanti avrai qualcosa da raccontare e di certo verrai ascoltata perchè relazionerai argomentando, belle parole vero? Ho 47 anni, ma neppure ora mi fermo. Buona fortuna a tutti. PAOLO.

  17. ram scrive:

    beh direi che sono mooolto demotivata, a me è capitato diverse volte di non essere idonea ad attività commrciali, sottilineo di avere gestito in autonomia attività commerciale per nen 18 anni…..boooohh

  18. Claudio scrive:

    Salve, i consiglio rispecchiano quanto mi è accaduto più volte nel corso dei colloqui che ho sostenuto.

    Solo un suggerimento per i più giovani e dunque con esperienza per forza di cose limitata.
    Al Selezionatore che dovesse inevitabilmente segnalarVi che “..in fondo non avete l’esperienza necessaria per quella posizione…”,provate a rispondere che se venissero assunte SOLO persone con esperienza,queste sarebbero ormai una specie in estinzione.
    Qualche volta una piccola razione di ironia non guasta.
    Con me ha funzionato!
    In bocca al lupo a tutti Voi ragazzi.

  19. Roberto Giuliani scrive:

    A me è capitato di selezionare per la mia azienda. (consulenza software)
    I cosiddetti “Pinguini” ovvero vestiti in giacca e cravatta, non li tenevo nemmeno in considerazione. Ho sempre selezionato solo candidati vestiti rigorosamente casual. e non me ne sono mai pentito. ho trovato collaboratori sinceri e attenti a cio che realmente conta.

  20. paolo scrive:

    Diciamo che i consigli dati sono un po troppo teorici, è vero che bisogna esser decisi ma ciò non basta.
    A volte ci vorrebbe una preparazione specifica visto che si viene chiamati per posizioni che richiedono già delle competenze. Io credo che una migliore analisi dei curricula sia necessaria. Al di la di ciò ci sono dei colloqui in cui ti viene dato ampio spazio e le domande che ti vengono rivolte sono generiche e diciamo gestibili;altri in cui di attitudinale c’è poco ma si gioca tutto sulla tua preparazione e basta una omissione, un piccolo errore per tornare a casa.
    Credo che il successo dipenda da un mix di fattori ma anche e soprattutto dal carattere che è un concetto legato indissolubilmente alle esperienze. Per un giovane neolaureato con nessuna esperienza crearsi campo favorevole è piuttosto difficile. Io personalmente ho insistito sempre per fare piccole esperienze lavorative (che ho fatto con impegno)e vorrei migliorare soprattutto crearmi un futuro.

  21. enrica scrive:

    D’accordissimo con chi sostiene che laurea e master nn debbano essere intesi come lasciapassare universali (e chi parla è laureata, è iscritta all’albo dei giornalisti e ha svariati attestati di formazione).. Ma nemmeno l’esperienza qui sembra essere utile..
    ho 28 anni, laureata da oltre 2, e 9 anni di esperienza nel mio settore.. mando una media di 20 cv al giorno e sapete cosa mi si risponde (quando qualcuno si degna ovviamente di farlo, visto che il 99% dei cv che mando viene cestinato considerato il silenzio successivo all’invio)?
    O che non ho esperienza sufficiente in quello specifico settore (secondo loro uno dovrebbe nascere, come si dice, imparato) o che ne ho troppa e che quindi mi annoierei e presto aspirerei ad altro lasciando l’azienda…

    cos’è che vogliono da noi?

    un enorme in bocca al lupo a tutti – piccoli o grandi – disoccupati come me..

  22. katia scrive:

    Ciao a tutti! Sono appena uscita da un colloquio, probabilmente non mi prenderanno perchè mi manca l’esperienza in quel campo per l’ennesima volta: ma se nessuno ti vuol far fare l’esperienza, come posso farmela da sola?? Perchè le aziende ti guardano se fossi un extra terrestre se per i più svariati motivi, mi trovo a cambiar area professionale?? Mi sono offerta anche di iniziare con uno stage per qualche mese prima di essere assunta ma neanche questo è bastato!

  23. Gianluca scrive:

    Il mercato del lavoro è un mercato. E come tutti i mercati è soggetto alle oggettive regole della domanda e dell’offerta.
    Noi vendiamo un prodotto e il prodotto è la nostra esperienza e professionalità. Siamo tutti commerciali di noi stessi. Questa è una realtà imprescindibile.
    Ora la crisi che ha colpito l’economia in toto, ha investito anche il mercato del lavoro e i difetti atavici sono diventati dramma sociale.
    Credo che in molti casi noi ci dimeniamo, ci angustiamo per un colloquio che per tante aziende è solo un proforma per politiche di assunzione con prospettiva zero. Così le assunzioni (e le selezioni relative) poste in essere da molte multinazionali si basano più sulla giustificazione dei bilanci che sul merito effettivo del candidato. “Serve una persona per due mesi perchè ora ho le risorse per poterla pagare e perchè ora ho una necessità temporanea; poi la scarico e nella migliore delle ipotesi – se si verificheranno le condizioni di bilancio – la prorogo”. Punto.
    In tutto questo è naturale che non ci sia alcuna valutazione del merito.
    Questo sta portando ad un radicale cambiamento della struttura stessa del mercato del lavoro.
    Si sposta sempre più in avanti l’età dei profili ricercati (una volta a 29 anni eri fuori, oggi si arriva a 40).
    Il precariato porta ad una sempre più bassa fidelizzazione con le aziende e – di conseguenza- ad un livello sempre più basso di specializzazione.
    Io credo sia doveroso studiarsi il colloquio e affrontarlo preparati. Ma credo anche che , rispetto ad una volta, non bisogna affidarsi troppo al colloquio come “alto” momento di selezione meritocratica.
    Oggi, più che prima , è il caso a determinare il nostro futuro.

  24. Lara scrive:

    E’ un’impresa arrivarci, al colloquio. Ho 32 anni, una laurea conseguita col massimo dei voti, un dottorato di ricerca, tre pubblicazioni, esperienza pluriennale come tutor all’università e come docente di scrittura professionale; durante gli anni del dottorato, per mantenermi, ho insegnato come supplente nelle scuole e nei periodi “di magra” mi sono adattata a svolgere lavoretti vari: sono stata operatrice di call-center, promoter e hostess. In attesa che mi si presenti qualche opportunità all’università (i tempi sono davvero difficili), sto rispondendo a vari annunci. Inutilmente. Eppure non pretendo molto: mi accontenterei di un posto da commessa o da receptionist. Conosco due lingue straniere, so usare il computer, ho un aspetto curato, dimostro meno della mia età, sono dotata di savoir faire e di una buona predisposizione al contatto col pubblico. Ma il mio CV viene sempre scartato. Comincio a disperare. Con le promozioni nei centri commerciali non si campa…

  25. Lara scrive:

    Per Elena: se non hai esperienza, punta sugli stage. Ti sfrutteranno per mesi e al termine dello stage molto probabilmente non ti assumeranno, ma almeno nei colloqui successivi potrai vantare un poco di esperienza.

  26. Francesco scrive:

    Ciao a tutti,vi scrivo dall’Inghilterra dove vivo da piu di 10 anni.Mi trovo qui perche’ ho intenzione di tornare in Italia per stabilirmi definitivamente e pensare al mio futuro in patria.Ho quasi 37 anni,tutte le mie esperienze lavorative le ho fatte qui in Inghilterra poiche’ in Italia nessuno mi aveva mai dato la possibilita’ ne’ di partecipare ad un colloquio ne’,ovviamente tantomeno, di lavorare.
    Premetto che non ho una laurea,e ho semplicemente studiato in un liceo scientifico dal quale mi sono diplomato con 36.
    Sono molto fiero di tutto questo e non ho nulla di cui vergognarmi.
    Ho trovato lavoro in Inghilterra dall’Italia,attraverso un colloquio telefonico al primo tentativo,ho fatto le valige e sono partito.
    Da qui e’ iniziato un viaggio che non avrei mai immaginato,ho sempre lavorato,ad alti livelli dopo il primo anno in cui ho preso confidenza con la lingua.
    Ho fatto 5 anni di lavoro come Manager in diverse aziende,3 anni di controllo finanziario in hotels e anche lavorato in banca come consulente finanziario.
    Tra l’altro in questi anni ho imparato inglese e spagnolo fluentemente.
    Ripeto non ho una laurea e non so a cosa mi possa servire.
    Sono pronto per tornare in Italia e vendere la mia esperienza e leggendo i vostri commenti capisco le cose non sono cambiate molto nei dieci anni in cui sono stato assente.
    Io so di valere e so che l’esperienze che mi porto dietro puo’ solo far bene alle aziende a cui la proporro’,non mi svendero’ e andro’ ai colloqui con la stessa determinazione con cui sono andato a quelli sostenuti qui (dove tra l’altro,devo dirvelo,mai nessuno mi ha mai chiesto se avevo una laurea),le persone che mi hanno esaminato hanno focalizato i colloqui sulle mie esperienze, capacita’ e qualita’ che fossero di beneficio all’azienda.
    A 37 anni non mi sento vecchio (e come potrei? sono nel miglior periodo della mia vita) e anzi per le posizioni che ricerco credo di essere nella facia di eta’ giusta (ne’ troppo giovane, ne’ troppo anziano,anche se non considero anziani chi ha meno di 60 anni).
    In base alla mia esperienza fatta qui le cose importanti da presentare sono:
    1) una lettera di presentaione forte e determinata,punti di forza,ambizione e benefici che si possono dare all’azienda
    2) CV con esperienza lavorativa principalmente ( una laurea puo’ essere bella da vedere ma quando c’e’ da mettere in pratica le cose conta l’esperienza,professionalita’ e flessibilita’ nell’apprendere ) (inoltre tutti i miei lavori sono stati a tempo indeterminato e full-time,non accetto altro perche’ non sarebbe formativo per me e perche’ non ho tempo da buttare per risparmiare tasse alle aiende)
    3) presupposto che qui ti rispondono sempre e comunque ( a dimostrare la professionalita’ delle aziende,grandi o piccole che siano) al colloquio io vado per dimostrare che io valgo piu di molti altri,generalmente piu’ della persona che mi esamina e per dimostrare che non assumermi e’ piu un danno per l’aienda che per me; se trovo una persona piu giovane di me le mie domande e risposte sono mirate a vedere le conoscenze dell’esaminatore in merito al ruolo e al mercato,9 volte su 10 non sa di cosa parli e crede che sai veramente tanto
    4) qui di colloqui se ne fa uno e basta nel 90% dei casi…non vedo il motivo di farne un altro se gia ho detto tutto nel primo,quando vado a colloqui non prendo altri impegni e quindi di tempo ne ho piu che ho abbastanza.faro’ lo stesso anche in Italia, se mi verra’ richiesto un altro colloquio chiedero’ quali informazioni sono sfuggite poco prima cosi da chiarirle subito.non si chiama arroganza ma time management,il mio tempo e’ denaro.
    5)se poi questi esaminatori sono proprio curiosi di sapere come ho fatto a ricoprire questi ruoli senza laurea e con 36 al liceo direi di mettermi alla prova cosi da dimostrare loro che il valore delle persone non risiede solo nei fogli di carta (nulla contro i laureati) ma nelle competenze specifiche maturate sul posto, tramite duro lavoro, apprendimento, esperienza etc. ( se avessi fatto l’universita’ credo adesso forse non avrei neanche idea di come ricoprire i ruoli che ho ricoperto ma probabilmente sarei un buon modesto floor staff)
    Sono verfamente sorpreso che a molti di voi non sia data la possibilita’ di dimostrare le vostre capacita’ e conoscenze (ovunque ottenute)poiche’ credo che molti di voi meriterebbero un po di piu di quello che hanno finora ottenuto,vi posso solo consigliare di essere molto determinati quando affronterete un esaminatore,la determinazione e ambizione non passano inosservate.
    Alla selezionatrice Paola:
    5 anni fa mia madre mi chiese di fare un colloquio in Italia nella speranza di rivedermi tornare a vivere li,ero fortemente contrario perche’ non vedevo il motivo di tornare,fatto sta che mi presentai ad un colloquio presso un agenzia…non dico che tutti/e i/le selezionatori/trici siano come quella che incontrai ma penso che non andiamo tanto lontani.
    Poiche’ mi sono calato molto nella realta’ dove vivo e principalmente ho parlato 2 lingue straniere invece dell’italiano durante questi 10 anni la selezionatrice per prima cosa mi chiese da quale paese straniero provenissi come origine(penso che aveva avuto il cv da alcuni giorni,poteva anche leggere il luogo di nascita) quando le feci notare che era chiaramente evidenziato nel cv con fare sorpreso rispose che dall’accento non sembrava (e certo nasco in bulgaria e dichiaro di essere italiano!),comunque dopo le solite domande e il sarcastico “lei ha ricoperto molti ruoli di responsabilita’ per essere cosi giovane” (non sono certo deficente) mi chiese di esaminarmi in inglese per valutare le mie conoscenze linguistiche (orrore!!!)…beh la tipa sara’ durata non piu di 70-80 secondi nei quali con estremo piacere notavo il panico scorrerle addosso e nei quali ho infierito senza pieta’ vista la sua totale incompetenza e arroganza nel ruolo,mi chiese di parlare lentamente perche’ altrimenti non riusciva a seguire bene quello che dicevo (ovvio che non lo feci e anzi utilizzai un linguaggio ancora piu tecnico e ad alta velocita’); quando poi ne ebbi abbastanza le dissi chiaramente che probabilmente avrei dovuto esaminarla io in lingua inglese anziche’ lei visto che non riusciva a seguire una conversazione per via della velocita’ e sua poverta’ di vocabolario..allora mi alzai la salutai gentilmente e le dissi che vista la sua bassa professionalita’ sicuramente anche l’agenzia non poteva sicuramente distinguersi in meglio (la regola della prima impressione vale anche nell’altra direzione) e che non ero interessato nella posizione.
    Vorrei sapere quante lauree e quanti anni di esperienza sono richiesti ad una esaminatrice/ore per evitare di trovarsi di fronte figure cosi incompetenti?
    non credo tutte/i voi avete lauree e anni e anni di esperienza nella posizione,altrimenti credo sareste le persone piu competenti di tutti, e certamente questo non e’ il caso,quindi prima di valutare con arroganza e superbia i candidati,fatevi un esame di coscienza e guardate a voi stessi a dove arrivano le vostre capacita’ (nulla di personale Paola sicuramente tu fai bene il tuo lavoro,ma certe persone vanno distrutte sul posto,se loro sono li io posso fare benissimo il loro lavoro utilizzando l’1% del mio cervello)
    A tutti in bocca al lupo ,qualcosa saltera’ fuori

  27. Sergio scrive:

    In un colloqio basta anche un pizzico di fortuna siamo tante persone che hanno l’ho stesso problema nel trovare un lavoro. In molti colloqui a volte ci sono 15-20 persone su un tot ne cercano in paio noi siamo consapevoli che nn tutti andranno a buon fine, saranno i responsabili o selezionatori a giudicare alla fine di un colloqio, noi nn possiamo farci niente. La persona contattata deve è comuque essere presente al colloqio per farli capire l’interesse, altrimenti non avrebbe nessuna speranza, poi come va va. l’importante è essere se stessi e comportarsi bene.

  28. matteo scrive:

    Salve a tutti, questa è la mia realtà lavorativa:
    ho 43 anni e dall’età di 20 anni, dopo essermi diplomato ho cominciato a cercare un lavoro, ho abitato nel meridione fino a 37 anni,dopo 11 anni di timbrature del modello c1 all’ufficio di collocamento della mia città come disoccupato finalmente ho iniziato a lavorare con i lavori socialmente utili, poi ancora una mano lava l’altra ho lavorato altri 5 anni in biblioteca 3 ore algiorno con una coop sociale dopodichè chiusa la coop resto di nuovo a casa,così di nuovo punto e a capo. All’età di 37 anni sono emigrato in Veneto dove abito tuttora che ho 43 anni, con delle conoscenze sono riuscito a lavorare presso una ditta di impianti elettrici del sud per 3 anni, finiti i lavori sono rimasto disoccupato e di nuovo punto e a capo; per fortuna mi chiama la scuola come assistente tecnico 3a fascia ata per fare una supplenza di 4 mesi; finiti questi punto e a capo. Vado in giro per le agenzie interinali di Pd Ro Fe e le aziende per consegnare i CV ( circa 200 i Cv consegnati),solo pochi colloqui sono riuscito a fare e la risposta era sempre la stessa (ti faremo sapere)che significa vai a quel paese.Finalmente dopo un anno di girare e rigirare si fa avanti una coop sociale che mi assume a tempo indeterminato come invalido al 50%; dopo due anni la coop chiude attività per le troppe spese di gestione ecc. e adesso mi trovo di nuovo a casa da 7 mesi ed a girare e rigirare per nulla; a 43 anni precario invalido con una famiglia sule spalle e senza un futuro e senza nessuno che ti ascolta è questa la realtà italiana.Vorrei avere vostri pareri in merito se esiste qualcosa in Italia che risolva il mio problema e di tantissimi altri che hanno superato gli anta e si trovano nella mia situazione. Le agenzie interinali e gli uffici di collocamento secondo me possono anche chiudere perchè servono a dare lavoro solo a chi già ha lavorato con loro. La gente si sta rendendo conto che in Italia per avere un posto di lavoro si punta soprattutto su amicizie , parentela e conoscenze; tutti gli altri che non hanno queste cose restano tagliati fuori dal mercato del lavoro e vanno incontri a gravi disagi come nel mio caso. Attendo vostri pareri e commenti carissimi amici del forum. Esperienza vissuta sulla propria pelle.
    Saluti

  29. Mariacristina scrive:

    Cara Titty, ringrazia Dio che ti hanno offerto 700€ al mese, io abito a Napoli e cerco lavoro da quando avevo la tua età perchè il mio l’ho perso adesso ne ho 39 e sai mi offrivano 300 e 200e al mese per lavori di segretaria e la volevano pure automunita, ma secondo loro come si fa a pagare un’assicurazione di mille€ all’anno con 300€ al mese.

  30. Mariacristina scrive:

    Monica sono d’accordo con te, anche io ho fatto decine di colloqui e pretendono l’esperienza nel campo che interessa a loro, altro tipi di esperienze vi assicuro non sevono a nulla, in pratica se facevi un lavoro non puoi cambiarlo mai nella tua vita se vivi in Italia, è lo stesso tuo discorso che di esperienza non l’hai mai avuta, io ho 39 anni ho lavorato in altri campi e non ho esperienza in quei lavori di cui facevo i colloqui, ma secondo loro una persona che ha perso il lavoro si dovrebbe suidicare perchè non ne può fare un altro, io come facevo ad avere l’esperienza nel loro campo se facevo altri lavori?

  31. Mariacristina scrive:

    Cara Paola, ma rifiutare un posto di lavoro perchè lontano da casa lo voglio capire, forse la paga era scarsa e loro dovevano sostenere spese di mezzi pubblici o di auto.

  32. Patrizia scrive:

    Io ho 43 anni, lavoro da 23 anni nella stessa azienda e da 4 anni a questa parte il mio capo mi fa fare il part-time di 3 ore al giorno.
    Sto cercando DISPERATAMENTE un altro lavoro part-time, conosco 2 lingue perfettamente, ho esperienza in ambito commerciale ma sono sempre “scartata” perchè
    ormai vecchia. E’ mai possibile che a 40 anni si deve essere considerati vecchi e nessuno ti assume anche se hai esperienza da vendere e sei in gamba? Perchè noi quarantenni dobbiamo rinunciare a sentirci “vive” ?

  33. Daniele scrive:

    Ho 54 anni e da 24 mi occupo di ricerca, selezione e formazione del personale.
    Sono stato dirigente fino al 1995 e da 14 anni lavoro (o meglio, ho lavorato come free-lance consulente libero professionista).
    Ebbene, da alcuni mesi sto cercando di cambiare lavoro perchè il mio mercato di riferimento, con cui ho vissuto più che bene, è ‘crollato’ in seguito alla crisi internazionale. Ho avviato contatti con diverse aziende anche di una certa dimensione, e nella maggior parte dei casi mi è stato detto che la mia candidatura non va bene.. perchè ho troppa esperienza!
    Quindi la verità che il mondo del lavoro sia per i giovani che sono alla prima ricerca, sia per chi ha esperienza, è diventato qualcosa di estremamente variabile, instabile e difficile da “focalizzare”. I consigli su come affrontare i colloqui sono corretti, ma la realtà VERA è qualcosa di estremamente più ampio e variegato! Moltissimi sono invece i casi in cui chi fa i colloqui è totalmente impreparato, vedasi ad esempio le ‘piccole’ imprese che hanno spesso approcci decisamente inadatti.
    In bocca al lupo a tutti !

  34. fra scrive:

    la cosa più triste è dover lottare, spesso senza successo, per un qualcosa che, come il lavoro, dovrebbe essere un diritto di tutti noi…

  35. Cimp scrive:

    per JHON DAVID JIMENEZ e il suo
    Modello di curriculum per chi è alla ricerca del primo impiego

    Sei un genio!

  36. Fabiano scrive:

    Il problema è arrivarci al colloquio, soprattutto poi se abiti al sud; sono laureato col massimo dei voti, ma la cosa non è mai interessata ai miei selezionatori,perchè mi hanno sempre chiesto ” che esperienza hai?” non in cosa mi sono laureato…
    Ma ora che ho 31 anni, mi guardo intorno e sembro già vecchio per molti lavori, dato che non rientro più nell’apprendistato, cosa faccio quindi, chiedo la pensione???

  37. Barbara scrive:

    Sono un’ex autonoma con un’esperienza quasi trentennale in una piccola azienda familiare, che ho dovuto liquidare e cercarmi una nuova occupazione. A 51 anni, con una adeguata formazione scolastica, non si può e (ed io aggiungo, dopo una vita di lavoro) non si vuole smettere di lavorare. Quindi ritengo che l’esperienza e la capacità di risolvere i problemi in autonomia non mi manchino, ma relazionarsi con il mondo del lavoro quando sei la donna invisibile è veramente dura! Sto verificando sul campo quanta burocrazia e quanta inefficienza c’è da parte delle istituzioni ad affrontare il problema lavoro. A partire dai Centri per l’Impiego, e poi nei vari progetti sui siti delle amministrazioni pubbliche dei quali internet trabocca, a favore delle donne e dei soggetti svantaggiati, quando poi vai a tradurli in pratica sono strumenti spuntati: il vero mondo del lavoro, quello che traspare dalle richieste delle aziende, li ignora, ed io dopo mesi di invii di CV ho solo sostenuto pochi colloqui. E basta. Ed anche se sono riuscita con fatica ad iscrivermi al C.P.I. come disoccupata, se non trovo un incarico qualsiasi che mi fa diventare un dipendente (o ex), non avrò mai diritto a nessun tipo di ammortizzatore sociale.
    Peggio, tutti gli operatori con i quali ho avuto a che fare non sanno bene come trattarmi, sono totalmente impreparati perchè il mondo degli ex autonomi semplicemente non viene considerato, non esiste.
    E’ ovvio che, per la mia formazione, l’arte di arrangiarsi non ha segreti, e quindi non voglio mollare, sono interessata a qualsiasi cosa che mi faccia incrementare e migliorare le mie conoscenze, ma come faccio ad aggirare il parametro anagrafico?
    Penso che in merito dovranno fare delle quote per le aziende, in modo che siano costretti ad assumere i cinquantenni, oppure fare in modo che costino meno al datore di lavoro e possano così lavorare.

  38. Manolo scrive:

    Bel post!
    .Enzo ha detto una cosa sacrosanta,
    .John David Jimeniz ha fatto un quadro chiarissimo e utile,
    .Paola ci ha mostrato un punto di vista diverso
    .io nel mio piccolo vi posto, se siete curiosi, un link con 30 domande tipiche che fanno ( e le rispettive risposte… http://www.cocooa.com/95/2009/domande-al-colloquio-di-lavoro.html )

    ciao!

  39. irene scrive:

    solo una precisazione qual e’ si scrive senza l’apostrofo…..anche saper scrivere e’ importante quando ci si avvicina al mondo del lavoro.
    buona fortuna