Un mio amico si trova nel pieno di un processo di selezione per un posto di lavoro. La prima volta che mi ha parlato di questa situazione è stato il giorno dopo aver avuto il primo colloquio. Mi ha raccontato che il posto era fantastico sotto tutti i punti di vista, un passo importante nella sua carriera.
E la cosa migliore era che il primo colloquio era andato molto bene. Al termine, la consulente della selezione che realizzò il colloquio, gli aveva commentato che il suo profilo era perfetto per il posto e che presto avrebbe avuto sue notizie.
Pochi giorni fa l’ho chiamato per chiedergli se aveva delle novità e mi ha risposto abbastanza sconfortato che si dava per scartato dal processo. “Ti dai per scartato?”, gli chiesi un po’ sorpresa. “Ma perché dici questo? Ti hanno chiamato per dirti che non sei passato alla fase successiva?”
Niente di tutto questo. Nessuno si era messo in contatto con lui. E proprio per questo, il mio amico aveva interpretato quel silenzio amministrativo come un rifiuto della sua candidatura.
Questo pessimismo dovuto a mancanza di feedback nelle settimane successive al colloquio è tanto diffuso come infondato. La realtà è che i processi di selezione si dilatano nel tempo, molto spesso più di quello che gli stessi consulenti o l’azienda che realizza la selezione desidererebbero, ed è relativamente normale che i tempi di attesa si allunghino e che si producano questi periodi di silenzio.
Ma la maggior parte delle volte non c’è nessun motivo per preoccuparsi. Se non ci hanno chiamato è probabile che sia perché non avevano nulla di nuovo da dirci.
Anche se possiamo ancora trovarci con società che non si preoccupano troppo delle formalità, fortunatamente il livello di professionalità dei responsabili della selezione è sempre maggiore e non è molto abituale che il nostro silenzio venga interpretato come una risposta.
La società sa che un processo di selezione è una via di comunicazione dell’impresa verso l’esterno. Ogni movimento è informazione che passa ad un buon numero di persone, tra le quali si trovano potenziali clienti, futuri candidati o incluso leader di opinione.
Quando un candidato deve realizzare un colloquio di lavoro sta dedicando tempo e sforzo a questa società. Anche se non viene scelto, merita un trattamento corretto ed un riconoscimento per l’interesse che ha mostrato nei confronti dell’impresa. Una semplice telefonata per comunicargli la decisione, anche se è negativa, farà sì che al candidato resti un’immagine positiva dell’impresa.
Un’immagine che trasmetterà all’esterno, vada dove vada. Le società che non hanno ancora capito questo, staranno facendo un favore ai loro clienti.
Perciò, non dobbiamo innervosirci. Lasciamo che l’organizzazione si prenda i suoi tempi. Le ragioni per le quali un’impresa ritarda la decisione possono essere diverse e generalmente sono relazionate con i cosiddetti tempi morti.
Cioè, i tempi di attesa durante i quali il processo non avanza perché è sottoposto a variabili che vanno fuori dal controllo degli stessi incaricati della selezione. Un viaggio per affari della persona che deve prendere la decisione finale; impegni che non possono coincidere, una priorità che interferisce nel calendario previsto.
Sono variabili che non possono essere controllate al cento per cento. Ciò non vuol dire che il processo di selezione non sia più importante, ma semplicemente che c’è un ritardo.
Un ritardo normale che generalmente innervosisce i candidati che lo subiscono. Tuttavia, non è il caso di restare seduti accanto al telefono aspettando che suoni. Sì, c’è qualcosa che possiamo fare. Possiamo mantenere aperti i canali di comunicazione, ciò ci aiuterà ad affrontare meglio l’attesa… ed eviterà che veniamo dimenticati.
Con discrezione e moderazione, senza trasmettere un’idea di ansia. Un’e-mail di ringraziamento alle persone che hanno realizzato il colloquio dopo pochi giorni trasmetterà un’immagine di serietà e di buona utilizzazione delle forme.
Qualità che, in tutti i casi, non ci pregiudicheranno durante il processo di selezione. Ed allo stesso tempo serviranno per rinfrescare la memoria dei selezionatori mettendo il nostro nome nuovamente sul loro tavolo da lavoro.
Se non riceviamo risposta a questa e-mail, non c’è niente di strano se, dopo 10 o 15 giorni, chiamiamo la persona che realizzò il colloquio chiedendo a che punto si trova il processo. Se questo viene effettuato tranquillamente e senza ansia, non c’è nessun inconveniente nel dimostrare che abbiamo un interesse legittimo per il posto.
È perfettamente logico richiedere certe informazioni all’impresa. Dopotutto, è l’impresa che ha l’”opportunità unica” di poter contare sui nostri servizi. Devi solo ricordare loro gentilmente che hanno ancora questa opportunità… e che non saremo disponibili eternamente.
Tempi di attesa durante i processi di selezione: Devo considerarmi scartato se non ho nessuna notizia due settimane dopo il colloquio? – di María Fernández-Yáñez, Direttrice di FITTEST
Post correlati
- Non ci sono post correlati.