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La fine di un colloquio di lavoro

Pubblicato da weblogit il 8 maggio 2006 in Colloquio - Dopo
Il selezionatore vuole conoscere una serie di dati fondamentali che dovrai mostrargli. Possiedi le abilità per occupare il posto offerto? Hai il carattere e la volontà di cui ha bisogno l’impresa?

La tua personalità è in sintonia con quella del gruppo di lavoro? Come reagiresti dinanzi a situazioni estreme?

Per il candidato è sempre molto difficile sapere se ha ottenuto il lavoro dopo un colloquio. Dopo tutto lo sforzo, terminare un colloquio senza avere le idee chiare può scoraggiare chiunque.

La fine del colloquio determina a volte le tue possibilità reali. Prima di cadere in questo errore, cerca di dare la migliore impressione possibile.

Perché sei arrivato lì?

Se hai ottenuto il colloquio è perché riunisci le qualità necessarie per ottenere il lavoro. Rilassati e fidati delle tue possibilità. Mantieni un atteggiamento positivo e cerca di essere tranquillo durante il colloquio. Un atteggiamento pessimista non ti aiuterà ad ottenere nessun posto di lavoro.

Nella stessa linea, evita di dare una cattiva impressione a proposito dei tuoi lavori precedenti. Sottolinea la parte positiva di qualsiasi esperienza che hai avuto parlando delle tue posizioni precedenti.

Mostra interesse

Chiarisci il tuo interesse per il posto. Allo stesso tempo dimostra di essere il migliore per questo lavoro. Non ti arrendere se non vedi una reazione positiva del selezionatore. Se il selezionatore crede realmente nelle tue possibilità, cercherà di vedere la tua reazione dinanzi a situazioni avverse.

Qualsiasi cosa succeda, non dimenticare mai di ringraziare il selezionatore per il tempo che ti ha dedicato. Per ottenere il lavoro che vuoi, devi lottare fino alla fine.

La fine di un colloquio di lavoro – di Daniel Fernández, giornalista

Dopo aver stretto la mano del selezionatore, resta ancora molto lavoro da fare che contribuirà a fare in modo che le tue possibilità di successo aumentino per questa o per altre offerte di lavoro a cui sei interessato.
  • Quando termini, cerca di andar via con lo stesso spirito con il quale sei arrivato, mostrando la stessa cordialità che avevi prima del colloquio. Intanto rilassati, prendi tempo per ricordare tutto ciò che è avvenuto durante colloquio quando il ricordo è ancora fresco nella tua memoria.

    Questa esperienza può aiutarti in futuro. Rivolgi a te stesso alcune domande: come avresti potuto rispondere meglio? cosa hai fatto bene? in cosa ti sei sbagliato? cosa cambieresti la prossima volta? Facendo un bilancio del colloquio, non pensare che il fatto di non essere entrato in sintonia con la persona che ti ha esaminato significhi che il lavoro non ti sarà dato. In ultimo, pensa a quello che hai saputo dell’azienda e se è realmente un posto buono per te o meno.

  • Una nota di ringraziamento è essenziale. Inviala il giorno successivo al colloquio. Se siete solo due candidati per il posto in questione, la nota potrebbe rappresentare la spinta finale a tuo favore. Evita l’esagerazione e l’entusiasmo eccessivo.

    La tua nota deve essere breve, cordiale e neutrale. Ringrazia il selezionatore per essersi occupato di te. Digli che è stato un piacere conoscerlo; poi menziona qualcosa che hai appreso durante il colloquio e mostragli che sei ancora interessato a quel posto.

  • Anche chiamare per telefono all’impresa per sapere come va la selezione può essere una buona spinta. Tuttavia, bisogna valutare la situazione prima di chiamare. Se chiami puoi apparire troppo ansioso, cosa che può, se si esagera, dissuadere l’impresa.

    In colloqui per aziende grandi e con molto lavoro, per le quali ci sono altri candidati, probabilmente è meglio limitarsi all’invio della nota ed attendere una risposta. Una telefonata al momento opportuno o una lettera possono darti l’opportunità di commentare qualcosa che hai dimenticato durante il colloquio, fare in modo che venga ricordato il tuo nome, ecc.

    Inoltre, dimostra perseveranza e ti mette in risalto rispetto al resto degli aspiranti che non hanno realizzato questi passi. Nonostante ciò, tieni presente che fino a quando l’impresa non prende la sua decisione, tutto quello che dici potrebbe andare contro di te.

Lettera di ringraziamento

Una lettera di ringraziamento deve essere breve e seguire una struttura semplice che permetta di trasmettere le informazioni in modo conciso.

Il formato deve essere il seguente:

  • Data
  • Descrizione del candidato
  • Nome del selezionatore e suo incarico nell’impresa, così come nome e indirizzo della stessa
  • Gent.mo/a (Sig. o Sig.ra e il suo cognome)
  • Primo paragrafo: Ringrazia il selezionatore per condividere il suo tempo con te durante il colloquio. Ringrazia per averti dato l’opportunità di una riunione per parlare del posto di lavoro.
  • Secondo paragrafo: Non dimenticare di menzionare il tuo grande interesse per il posto, così come le predisposizioni e le esperienze più rilevanti per lo stesso.
  • Terzo paragrafo: Ringrazia di nuovo, indicando dove e come possono mettersi in contatto con te.
  • Cordiali saluti, (spazio per la tua firma e sotto il tuo nome)

Cosa fare dopo un colloquio? La lettera di ringraziamento – di Daniel Fernández, giornalista

Un mio amico si trova nel pieno di un processo di selezione per un posto di lavoro. La prima volta che mi ha parlato di questa situazione è stato il giorno dopo aver avuto il primo colloquio. Mi ha raccontato che il posto era fantastico sotto tutti i punti di vista, un passo importante nella sua carriera.

E la cosa migliore era che il primo colloquio era andato molto bene. Al termine, la consulente della selezione che realizzò il colloquio, gli aveva commentato che il suo profilo era perfetto per il posto e che presto avrebbe avuto sue notizie.

Pochi giorni fa l’ho chiamato per chiedergli se aveva delle novità e mi ha risposto abbastanza sconfortato che si dava per scartato dal processo. “Ti dai per scartato?”, gli chiesi un po’ sorpresa. “Ma perché dici questo? Ti hanno chiamato per dirti che non sei passato alla fase successiva?”

Niente di tutto questo. Nessuno si era messo in contatto con lui. E proprio per questo, il mio amico aveva interpretato quel silenzio amministrativo come un rifiuto della sua candidatura.

Questo pessimismo dovuto a mancanza di feedback nelle settimane successive al colloquio è tanto diffuso come infondato. La realtà è che i processi di selezione si dilatano nel tempo, molto spesso più di quello che gli stessi consulenti o l’azienda che realizza la selezione desidererebbero, ed è relativamente normale che i tempi di attesa si allunghino e che si producano questi periodi di silenzio.

Ma la maggior parte delle volte non c’è nessun motivo per preoccuparsi. Se non ci hanno chiamato è probabile che sia perché non avevano nulla di nuovo da dirci.

Anche se possiamo ancora trovarci con società che non si preoccupano troppo delle formalità, fortunatamente il livello di professionalità dei responsabili della selezione è sempre maggiore e non è molto abituale che il nostro silenzio venga interpretato come una risposta.

La società sa che un processo di selezione è una via di comunicazione dell’impresa verso l’esterno. Ogni movimento è informazione che passa ad un buon numero di persone, tra le quali si trovano potenziali clienti, futuri candidati o incluso leader di opinione.

Quando un candidato deve realizzare un colloquio di lavoro sta dedicando tempo e sforzo a questa società. Anche se non viene scelto, merita un trattamento corretto ed un riconoscimento per l’interesse che ha mostrato nei confronti dell’impresa. Una semplice telefonata per comunicargli la decisione, anche se è negativa, farà sì che al candidato resti un’immagine positiva dell’impresa.

Un’immagine che trasmetterà all’esterno, vada dove vada. Le società che non hanno ancora capito questo, staranno facendo un favore ai loro clienti.

Perciò, non dobbiamo innervosirci. Lasciamo che l’organizzazione si prenda i suoi tempi. Le ragioni per le quali un’impresa ritarda la decisione possono essere diverse e generalmente sono relazionate con i cosiddetti tempi morti.

Cioè, i tempi di attesa durante i quali il processo non avanza perché è sottoposto a variabili che vanno fuori dal controllo degli stessi incaricati della selezione. Un viaggio per affari della persona che deve prendere la decisione finale; impegni che non possono coincidere, una priorità che interferisce nel calendario previsto.

Sono variabili che non possono essere controllate al cento per cento. Ciò non vuol dire che il processo di selezione non sia più importante, ma semplicemente che c’è un ritardo.

Un ritardo normale che generalmente innervosisce i candidati che lo subiscono. Tuttavia, non è il caso di restare seduti accanto al telefono aspettando che suoni. Sì, c’è qualcosa che possiamo fare. Possiamo mantenere aperti i canali di comunicazione, ciò ci aiuterà ad affrontare meglio l’attesa… ed eviterà che veniamo dimenticati.

Con discrezione e moderazione, senza trasmettere un’idea di ansia. Un’e-mail di ringraziamento alle persone che hanno realizzato il colloquio dopo pochi giorni trasmetterà un’immagine di serietà e di buona utilizzazione delle forme.

Qualità che, in tutti i casi, non ci pregiudicheranno durante il processo di selezione. Ed allo stesso tempo serviranno per rinfrescare la memoria dei selezionatori mettendo il nostro nome nuovamente sul loro tavolo da lavoro.

Se non riceviamo risposta a questa e-mail, non c’è niente di strano se, dopo 10 o 15 giorni, chiamiamo la persona che realizzò il colloquio chiedendo a che punto si trova il processo. Se questo viene effettuato tranquillamente e senza ansia, non c’è nessun inconveniente nel dimostrare che abbiamo un interesse legittimo per il posto.

È perfettamente logico richiedere certe informazioni all’impresa. Dopotutto, è l’impresa che ha l’”opportunità unica” di poter contare sui nostri servizi. Devi solo ricordare loro gentilmente che hanno ancora questa opportunità… e che non saremo disponibili eternamente.

Tempi di attesa durante i processi di selezione: Devo considerarmi scartato se non ho nessuna notizia due settimane dopo il colloquio? – di María Fernández-Yáñez, Direttrice di FITTEST