Si avvicina la fine dell’anno e qualche buona notizia ci scalda l’animo raggelato da una situazione politica confusa. Infatti il mercato del lavoro italiano continua a dare segni di dinamismo sorprendente, specie se i trend sostenuti dell’impiego vengono rapportati alle performance deboli dell’economia.
E nonostante la sinistra «di lotta e di governo» la definisca «precaria e cattiva occupazione». Non c’è dubbio: è vero che il Belpaese è lontano dall’aver risolto i suoi problemi e dall’essersi allineato con i target di Lisbona 2000; la situazione del Sud continua a rimanere seria nonostante che il tasso di disoccupazione si sia praticamente dimezzato; l’occupazione femminile è ancora troppo bassa anche a fronte di una crescita importante, specie nel caso delle lavoratrici over 50. Ma c’è anche una parte piena del bicchiere che solo i fanatici e i mentitori si ostinano a non vedere.
Noi che studiamo a fondo i processi economici della nostra terra rileviamo che da otto anni il tasso di occupazione continua a migliorare ininterrottamente. Anche nel 2007 vi sono stati oltre 400mila occupati in più, appartenenti a tutte le tipologie di impiego «critiche», nel senso che è aumentato pure il lavoro delle donne, degli immigrati e degli anziani. Il tasso di disoccupazione è sceso al 5,6%. Ciò vuol dire, in pratica, che in almeno metà del Paese (nelle regioni del Nord la disoccupazione ha di poco superato il 3%) esiste una situazione di pieno impiego, dove l’offerta di lavoro non è in grado di soddisfare la domanda.
Del resto a questa conclusione era già arrivato il Rapporto del Cnel sul mercato del lavoro nel 2006. «Anche nel 2006 il tasso di disoccupazione italiano si è ridotto portandosi sui minimi dai primi anni ottanta. La discesa della disoccupazione in corso ormai da diversi anni si conferma un fatto di natura strutturale». La riduzione della disoccupazione registrata nel 2006 – proseguiva il rapporto – è stata tale da intaccare anche lo stock di disoccupati di lunga durata, anche nel Sud dove questi rappresentano uno zoccolo duro della disoccupazione totale… Nelle regioni del Nord si è concentrata la domanda di lavoro. Occorre invece sottolineare che la diminuzione di persone in cerca di occupazione nelle regioni meridionali è legata prevalentemente ad una sostanziale stagnazione dell’offerta di lavoro». Inoltre l’Italia ha fatto notevoli passi in avanti sul fronte della riduzione della rigidità del mercato del lavoro e a questa maggiore flessibilità è corrisposto un forte incremento dell’occupazione. Se si considera il tasso di occupazione dal 1997 al 2006 si vede che siamo cresciuti dal 51,5% al 58,4%. Si deve riconoscere, allora, che a qualcosa sarà pur servita quella legislazione del lavoro più moderna ed innovativa che ha preso avvio dal Pacchetto Treu del 1997 per arrivare – lungo una linea di assoluta continuità, visibile ancorché vilmente negata – alla legge Biagi.
tratto da www.iltempo.it del 29/12/02007