Archivio di agosto 2006

Da disoccupato a imprenditore

Pubblicato da weblogit il 28 agosto 2006 in Il mondo del lavoro
Enrico Lualdi, 48 anni , da disoccupato a imprenditore.

In età adulta è difficile affrontare il mercato del lavoro una volta persa un’occupazione.
Per Enrico Lualdi, 48 anni e uno stop di due in seguito alla crisi, nel 2003, della dot.com in cui lavorava, la soluzione è arrivata proprio dal mondo dei call center. Con un finanziamento di 25mila euro del progetto Saturno della Regione Lombardia e un investimento personale, ha creato «Amba centro Servizi», un call center alle porte di Milano, che può offrire lavoro fino a 70 persone. Forte dell’esperienza passata – maturata nella creazione e gestione dei primi call center italiani con Telepiù all’inizio degli anni 90, poi in Vodafone – Enrico ha dato vita a un progetto del tutto personale. «Prima con una rete di franchising, ma non ha funzionato. Così ho deciso di mettere in campo le competenze di vent’anni di lavoro. Ho affittato uno spazio di 160 metri quadrati a Bareggio e installato le attrezzature», racconta.
In un anno, l’attività ha maturato un giro d’affari di 150mila euro. I clienti non mancano, da Tin.it ad Altroconsumo, da Bassetti a Magnetti. «L’idea – spiega il neoimprenditore – era di creare un centro servizi a 360 gradi nell’ambito delle relazioni con la clientela. Oggi offriamo perlopiù assistenza telefonica». Le difficoltà non mancano, più sul fronte dell’offerta di lavoro che su quello della domanda di servizi. «I clienti ci sono. Siamo invece a corto di manodopera: universitari, madri di famiglia che cercano part-time, neodiplomati.
Faccio fatica a trovare in zona figure che vogliano impegnarsi in un call center, sto pensando di spostare l’attività in città». Non è complesso avviare questo tipo di impresa, dice Lualdi. «Per la componente tecnica è necessario farsi aiutare, poi bastano solide basi commerciali e la predisposizione alla gestione dei clienti. Per la formazione del personale ci affidiamo a professionisti, come per la stipula dei contratti di lavoro. Regolarmente applicati ai dipendenti».

Articolo a cura di Dario Banfi e Rosanna Santonocito, da IlSole24Ore.com.

La lettera manoscritta

Pubblicato da weblogit il 24 agosto 2006 in Lettere di presentazione - Tipologie
Se il selezionatore del personale non indica il contrario la lettera di presentazione deve realizzarsi al computer. Tuttavia, in certe occasioni, i responsabili del Dipartimento Risorse Umane hanno uno speciale interesse nell’analizzare la scrittura dei candidati.

In questi casi ti sarà richiesta una lettera scritta a mano. Non ti spaventare, se segui questi consigli non ci sarà motivo per avere problemi.

Analisi grafologica

Si tratta dell’analisi della scrittura dell’individuo con l’intenzione di svelare caratteristiche della sua personalità. È una pratica comoda sia per l’impresa che per il candidato perché non si richiede la presenza di quest’ultimo per l’analisi, la qual cosa risulta meno violenta.

Nonostante molte imprese la usino con frequenza, non avendo carattere scientifico, nessun candidato può essere escluso per i risultati ottenuti in questo modo. Tuttavia, può influire sulla selezione anche se in modo incosciente. Per questo motivo è necessario prendere alcune precauzioni.

  • Redigere la lettera su un foglio bianco. Fare in modo che non si tratti di un foglio a quadretti o a righe e che i margini non siano stampati.
  • Non utilizzare schemi prestabiliti perché nel risultato si capisce chiaramente che sono stati usati.
  • Scrivila in un momento tranquillo e nel quale sei rilassato. Non farlo sotto pressione o con fretta perché potrebbero riflettersi nella lettera dei segni che non ti corrispondono.
  • Non utilizzare penne biro o stilografiche con le quali non scrivi normalmente. L’ideale per non influire sulla scrittura è redigere la lettera con lo strumento che utilizzi più frequentemente.
  • Scrivi come lo fai normalmente. Non cercare di scrivere con una calligrafia migliore, né peggiore, anche se è importante fare in modo che sia leggibile. Rispetta l’inclinazione naturale che presenta la scrittura e non forzare il tuo stile.

Una buona presentazione

Non è solo la scrittura a riflettere segni della tua personalità. Anche la presentazione della lettera può aiutarti comunicando aspetti positivi di te. Tieni presente quanto segue:

  • La lettera deve essere pulita. Se sono presenti macchie, cancellature o se la stampa non è buona, ripetila. Non credere che siano dettagli insignificanti perché possono provocare un rifiuto da parte del selezionatore.
  • Sii ordinato. I paragrafi devono avere un’estensione simile tra loro e devono essere separati da uno spazio. Il responsabile del personale può pensare che, se non sei capace di organizzare delle righe in uno spazio in bianco, non potrai farlo nemmeno in altri ambiti dell’azienda.
  • Stai attento ai margini che utilizzi, alle tabulazioni, agli spazi in bianco. Concludi tutte le frasi con un punto e fai particolarmente attenzione all’ortografia e alla grammatica.
  • Rileggi la lettera e non farti sfuggire nessun aspetto. Devi dare una sensazione globale di ordine, chiarezza e pulizia.

La lettera manoscritta – di Laura Flores, giornalista, da InfoJobs

Conoscere le aziende: ciò che fa la differenza

Pubblicato da weblogit il 21 agosto 2006 in Il mondo del lavoro

Al di là della predisposizione verso l’una o l’altra delle funzioni aziendali (funzioni che saranno illustrate più avanti) è importante esaminare alcuni fattori inerenti la natura e la cultura delle diverse aziende, per individuare quale potrebbe essere quella che meglio si adatta alle nostre aspirazioni e caratteristiche. Innanzitutto dobbiamo cercare l’azienda per noi migliore attraverso alcuni particolari come il tasso di crescita (è una azienda in salute ed in sviluppo, o sta perdendo colpi?), che ci dà un importante indizio sulle possibilità di carriera nel breve-medio termine, e la rilevanza della nostra preparazione rispetto al “core business” aziendale.

• I “fattori di successo”

Come già segnalato, le strategie prescelte dalle aziende influenzano i requisiti necessari per eccellere al loro interno. Lo stesso si può dire rispetto alla natura dei “fattori chiave” di successo del business in cui si opera: determinante per primeggiare rispetto ai concorrenti in alcuni casi può essere la tecnologia, in altri la capacità di innovazione, in altri il contenimento dei costi, in altri ancora il servizio al cliente o l’immagine aziendale. È chiaro che il maggior investimento aziendale sarà nelle aree più critiche, e quindi il laureato ambizioso dovrà cercare di capire se quella in cui entra è la funzione “trainante” o una di quelle secondarie. Una distinzione di massima separa le aziende “product oriented”, in cui sono vincenti la tecnologia, la qualità del prodotto, e quindi le funzioni tecniche di ricerca, progettazione e produzione, da quelle “market oriented” in cui è vincente il rapporto col cliente, con i mercati, con la distribuzione e la pubblicità, e in cui la fanno da padrone le funzioni commerciali, logistiche e di assistenza tecnica. Si tratta di una distinzione rozza, ma che mantiene una sua validità anche se oggi tutte le aziende si dicono “orientate al mercato”.

• Il settore in cui opera l’azienda

Per ragioni sostanzialmente storiche, ogni settore ha sviluppato particolari competenze distintive in determinate funzioni aziendali che per tradizione (e spesso per validi motivi) sono state considerate più importanti di altre. Così, ad esempio, nell’industria meccanica la funzione di produzione è tradizionalmente considerata regina, mentre nel largo consumo di solito è considerata, più o meno apertamente, meno essenziale della funzione di marketing. Queste funzioni “privilegiate” di solito godono non solo di maggiori contenuti professionali e opportunità di carriera, ma anche di una “scuola” di superiore livello. Identificarle non dovrebbe essere difficile, anche perché spesso costituiscono l’orgoglio dell’azienda e l’addetto alla selezione sarà disposto a parlarne diffusamente.
Il settore in cui opera è la “famiglia” nella quale l’azienda tende maggiormente a identificarsi (o alla quale è costretta ad adeguarsi). Per questo motivo sarà facile ritrovare stili di comportamento e di pensiero abbastanza omogenei e distintivi. Per fare un esempio che interessi ai neolaureati, lo stipendio iniziale può variare significativamente da settore a settore, molto meno da azienda ad azienda nell’ambito dello stesso settore. Una distinzione “trasversale” che di solito si opera è quella tra settore primario (agricoltura e miniere), secondario (industria) e terziario (commercio e servizi), o anche tra beni industriali, durevoli e di consumo. È opportuno conoscere le “regole del gioco” dei settori che ci interessano di più: la distinzione nei vari settori (alimentare, chimico-farmaceutico, editoriale, metalmeccanico, assicurativo, e così via) e le loro caratteristiche sono rintracciabili con una anche saltuaria lettura della stampa economica.
Molti si chiedono quali sono i settori “in crescita” e quali quelli “in declino”. È una distinzione più ardua di quanto si pensi, in quanto i business “maturi” (pensiamo all’industria pesante, all’auto, al credito) devono rinnovarsi e cambiare, se vogliono sopravvivere, con velocità quasi superiore a quella dei business in crescita: questi ultimi, del resto, in una economia globale assai spesso passano dalla fase di sviluppo a quella di declino in pochissimi anni, e non sono quindi investimenti professionali più sicuri di altri. Comunque, alcuni trend di massima si possono cogliere. Innanzitutto, è sempre più chiaro che il futuro è nei servizi assai più che nell’industria (ammesso che questa distinzione abbia ancora significato, cosa di cui si può dubitare, in quanto la produzione di beni materiali e immateriali risponde sempre più alle medesime logiche).
Di ciò l’industria se ne è resa ben conto, e quasi tutte le vecchie aziende industriali oggi offrono più servizi che prodotti: è stata per tutti esempio la General Electric, che da cigolante azienda di industria pesante, sviluppando le sue competenze “di confine” con altre aree è diventata la più prestigiosa e diversificata palestra manageriale al mondo, vendendo e guadagnando oggi soprattutto con i servizi offerti fianco dei suoi business tradizionali. E se non molti anni fa faceva scalpore la notizia che gli occupati nei servizi avevano sorpassato quelli dell’industria, oggi essi sono già ben più del doppio (oltre il 60% contro circa il 30%), e nelle nuove assunzioni il rapporto è addirittura di quattro assunti nei servizi contro uno nell’industria. All’interno dei servizi, si usa distinguere il “terziario avanzato”, quello legato a tecnologie sofisticate (in particolare, finanza, comunicazione, informatica) da quello tradizionale (ristorazione, turismo, commercio etc.), ma in realtà i settori “avanzati” oggi sono presenti in tutti i tipi di attività. Vanno comunque segnalati, come settori in espansione, quelli legati ai bisogni emergenti ed in particolare ai servizi fino a ieri “congelati” dalla invadenza dello Stato, che ne impediva la libera concorrenza e la relativa innovazione: pensiamo alla salute e più in generale al benessere della persona, alla previdenza integrativa, alla formazione personale e professionale, alla assistenza agli anziani e ai bambini, al collocamento ed all’avviamento al lavoro. La privatizzazione, pur parziale, della gestione di queste attività sta offrendo molte opportunità lavorative anche innovative, come ad esempio nella consulenza per la “finanza personale”, nella gestione di agenzie di lavoro interinale, nelle nuove forme di tutela della salute e del fitness.
(continua…)