Archivio di luglio 2006

Pronto per il colloquio

Pubblicato da weblogit il 31 luglio 2006 in Colloquio - Come prepararlo
Se sei già arrivato al colloquio, puoi considerare che il processo di selezione non va male del tutto. Sei già a metà dell’opera.

Tuttavia, ti rimane ancora un duro percorso da fare. Prima di arrivare ad un colloquio devi prepararlo, perché da questa preparazione può dipendere buona parte del tuo successo finale. In questa fase di preparazione possiamo osservare tre livelli.

Non recarti al colloquio senza la preparazione di base

Apprendi cose dell’impresa dalla sua pagina web o guardando i suoi rapporti annuali. In questo modo saprai quali sono i prodotti e i servizi offerti dalla ditta nella quale vuoi lavorare. Oltretutto, puoi anche dare un’occhiata alla sua situazione finanziaria: se è una fase di prosperità, se investe molto o se, al contrario è in un periodo di vacche magre.

In questa tappa di base è molto importante che verifichi e sappia bene dove si svolgerà il colloquio: se ti è possibile, recati al luogo prescelto alcuni giorni prima del colloquio per sapere quanto tempo ci si impiega ad arrivarci e se potrebbe esserci traffico o altri problemi che possano impedire il tuo arrivo puntuale.

Un po’ di sforzo in più

Sarebbe bene sapere chi ti effettuerà il colloquio (il suo incarico ed il suo livello decisionale nel processo), per questo puoi cercare di informarti presso qualcuno che lavora nell’impresa. Altre informazioni utili per prepararti sono quelle sul posto al quale aspiri, in questo modo potrai sapere in che misura si adatta alla tua esperienza, alla tua formazione ed alle tue capacità.

Rispetto all’impresa in sé, effettuare ricerche sui suoi prodotti e sulla sua posizione sul mercato potrebbe essere una buona strategia per il colloquio: conoscerne gli investimenti, la tecnologia utilizzata o chi sono i concorrenti o i soci. Con questi dati puoi prepararti qualche domanda affinché il tuo selezionatore si renda conto che mostri interesse per l’azienda e per il lavoro che desideri.

Vuoi quel lavoro

Questo grado di preparazione sarebbe il massimo. E potrebbe consistere in strategie come questa: fai una ricerca su alcune carenze o necessità dell’impresa, studia la concorrenza e cerca di capire cosa fa bene o cosa fa male l’impresa presso cui stai cercando lavoro.

Cioè, presentati al colloquio con un atteggiamento proattivo, presentando idee e proposte convenientemente analizzate e che possano rappresentare un beneficio per l’azienda in cui ti interessa incorporarti.

Come dicevamo al principio, preparare il colloquio non è altro che un investimento. Cioè uno sforzo che avrà la sua ricompensa più avanti e che può portarti alla fine del cammino lasciando indietro il resto dei candidati che anno avuto la fortuna di arrivare fino a questo punto nel processo di selezione.

Pronto per il colloquio – di Daniel Fernández, giornalista

Non fabbrichiamo precari

Pubblicato da weblogit il 19 luglio 2006 in Il mondo del lavoro
CALL CENTER – Le strategie delle società sono cambiate: ora puntano su qualità, professionalità, carriere e fidelizzazione

Vite da cinque euro all’ora o anche meno, spese in turni tra la postazione in cuffia e le «sale relax», in uno di quei luoghi che, nel sentire comune, sono diventati lo scenario simbolico della precarietà e della condizione giovanile.
Non è un caso che proprio dai call center e con la circolare 17 del 16 giugno sul lavoro a progetto, il ministro del Lavoro, Cesare Damiano abbia deciso di far partire la strategia che, nei programmi del Governo, vuole contrastare l’instabilità del lavoro e la flessibilità male impiegata. Così sul call center e sul loro futuro, in vista della regolarizzazione dei collaboratori imposta dal provvedimento, in questi giorni si discute parecchio. L’ultimo incontro, organizzato da Ds e Margherita, è stato un paio di lunedì fa a Ivrea, presente lo stesso Damiano. L’associazione culturale del settore Cmmc sta tenendo meeting nelle città di tutta Italia, sempre affollati.
Ovunque, il tema del dibattito non è solo la normativa, e nemmeno l’immagine di questo settore. Che pure contano e preoccupano, se è vero che qualche grande imprenditore nazionale lancia segnali di interesse per i mercati offshore e che già da un po’(lo nota lo stesso Cmmc) le aziende tendono a evitare di usare il termine call center persino nella ragione sociale, preferendo espressioni più neutre come «contact center». Piuttosto, il call center è la metafora del lavoro di oggi con la sua complessità. Perché da una parte ci sono i dati che parlano di paghe orarie di cinque euro per gli operatori. Si legge che il 87% dei lavoratori dell’outsourcing nel 2004 aveva contratti cococo e che, oggi, i lavoratori a progetto in cui sono stati convertiti sono ancora di più. Che ci sono vertenze aperte da anni e situazioni di mobbing e mancanza di tutele, secondo l’ultima denuncia della Cgil di Catania, uno dei poli italiani dove si concentrano queste strutture, come Matera e il Canavese (in Piemonte gli addetti totali sono 8mila).
Ma è anche vero, ed è il messaggio che gli imprenditori trasmettono e su cui stanno riflettendo, che c’è dell’altro. Limitarsi a vedere nel call center solo la precarizzazione, dicono le imprese, è una lettura riduttiva di un settore che è in evoluzione e che, per avere successo, non può non puntare sull’innovazione tecnologica e organizzativa e sulla valorizzazione delle risorse. «Un mondo in movimento», come lo definisce Mario Massone del Cmmc anche in senso letterale, proprio partendo dalle tecnologie. «Usarle per gestire i call center nel miglior modo possibile è un aspetto fondamentale – spiega Luigi Dell’Orto di Plantronics – Con il wireless gli operatori non risponderanno più dalle scrivanie. Il Voip trasformerà il call center da luogo rigido in diffuso nell’organizzazione, in modo che le persone non si sentano un corpo separato dal soggetto per cui lavorano. I nuovi sistemi software aumenteranno le possibilità di gestire bene la chiamata». Un aspetto questo che è tra le prime fonti di frustrazione dell’operatore. I problemi più semplici verrano gestiti in automatico con gli sms, dedicando le persone a compiti di relazione e contenuto più complessi. Questa propettiva rende da subito urgente la necessità di una formazione e di un coinvolgimento maggiore di chi risponde, come pure la cura dei luoghi di lavoro, dotati di servizi come accesso a Internet e aree per il relax e la socializzazione.
Il modello sono i call center inglesi. «In uno scenario più evoluto come quello britannico la motivazione del personale è la sfida principale. Anche se va detto che spesso le sedi anche là vengono ridisegnate e i benefit sacrificati se il lavoro aumenta e servono altre postazioni», continua Dall’Orto citando uno studio del Cca (Customer contact association), che afferma come sia indispensabile dare rilevanza sociale al lavoro in queste strutture.

Dossier a cura di Dario Banfi e Rosanna Santonocito, da IlSole24ore.com

Le domande classiche

Pubblicato da weblogit il 13 luglio 2006 in Colloquio - Durante
Chiunque tu sia e qualunque sia il lavoro che stai cercando, il selezionatore ti farà una serie di domande inevitabili durante il colloquio di lavoro.

In questo scambio che è il colloquio, dinanzi a te ci sarà qualcuno disposto a sapere cose che non sono nel tuo curriculum.

Un imprenditore non cerca una macchina, ma una persona che realizzi il lavoro con passione. Il metodo più comune per conoscere le tue possibilità reali è quello di chiederti fino a che punto hai effettuato ricerche sull’azienda. In questo caso le domande saranno del tipo:

  • Perché vuoi occupare questo posto?
  • Perché dovremmo contrattarti?
  • Hai qualche domanda da fare sull’azienda?
  • Perché vuoi lavorare nella nostra azienda?

Con queste domande il selezionatore riesce a capire fino a che punto sei disposto a lottare per il lavoro. L’imprenditore vuole qualcuno che provi entusiasmo alla sola idea di lavorare per lui, disposto a dare il meglio per il suo beneficio.

Se hai dimostrato di volere quel posto, il selezionatore ti rivolgerà altre domande più personali. Queste sono dirette alla tua esperienza passata. le domande saranno di questo tipo:

  • Qual è stato il progetto nel quale ti sei sentito più realizzato?
  • Qual è stato l’errore più grande che hai commesso?
  • Parlami dei tuoi punti deboli e dei tuoi punti forti.

Con queste domande il selezionatore desidera conoscere la tua forma di agire presente a partire dal passato. La seconda domanda rappresenta la tua opportunità di dimostrare la tua capacità di risolvere problemi.

È abbastanza facile prepararti per rispondere a queste domande. La difficoltà sta nell’impostarle esattamente come il selezionatore vuole ascoltarle.

Le domande classiche – di Laura Flores, giornalista, da InfoJobs