Il 2005 è l’anno in cui sia la riforma dei cicli universitari, che partorisce la seconda ondata di laureati di primo ciclo, sia la cosiddetta “legge Biagi” cominciano ad essere valutabili nei loro effetti concreti.
La riforma dei cicli universitari avvicina l’Italia agli standard educativi della maggior parte dei paesi avanzati, ed è dunque nel complesso positiva, anche perché abbrevierà i tempi effettivi di laurea e avvicinerà nel tempo di molto il mondo universitario a quello produttivo. Nei primi anni, peraltro, è da prevedersi una certa confusione: né Università, né studenti, né imprese sembrano in grado di orientarsi con disinvoltura nella esplosione di opportunità formative definite dalla nuova legge. Ci vorrà del tempo per capire come le aziende differenzieranno la offerta lavorativa tra laureati di primo e secondo ciclo, e come i corsi universitari sapranno costruire le competenze cercate dalle aziende. Alcuni punti fermi sembrano però già visibili. Speriamo che le indicazioni contenute in questo volume possano aiutare.
L’altra grande novità recente del mondo del lavoro è la “riforma Biagi”. Dipinta da alcuni come la soluzione di tutti i mali che affliggono l’occupazione, da altri come un atto di barbarie che affamerà il popolo e distruggerà i diritti dei lavoratori, non è né l’una né l’altra cosa. È solo una serie di interventi “tattici”, che non modificano granchè la struttura di fondo della normativa del lavoro, introducendo un po’ più di flessibilità dove ce n’era bisogno ed un po’ più di garanzie e tutele per i lavoratori dove (come nel caso dei “co.co.co.”) si riteneva che gli imprenditori avessero troppa libertà d’azione. Per quanto riguarda i neolaureati, questa riforma è rilevante per due aspetti. Il primo è che ha sancito la scomparsa dei “contratti di formazione e lavoro (CFL)”, che da quasi vent’anni erano il principale strumento di assunzione di giovani da parte delle aziende. La scomparsa dei CFL era annunciata da tempo, anche per richiesta della Commissione Europea che non gradiva gli sgravi fiscali garantiti alle aziende; non cambia tuttavia molto, perché la riforma prevede la nascita dei “contratti di inserimento”, che sono anch’essi contratti a termine, ma finalizzati ad una successiva conferma, e anch’essi con benefici di costo per le aziende. Poiché peraltro i vantaggi sono minori, per le aziende, la tendenza è che i vecchi CFL sono perlopiù sostituiti da assunzioni a tempo indeterminato e, prima di questi, da un estesissimo uso, e qualche volta abuso, dello “stage”.
L’altro aspetto rilevante è quello, già accennato, della riforma dei “co.co.co”: questo è uno strumento che veniva utilizzato, per i neolaureati, a volte in modo improprio, solamente per precarizzarne al massimo il rapporto. La nuova normativa prevede al loro posto il “contratto a progetto”, che garantisce una limitazione alla temporaneità del rapporto. Vedremo meglio questi contratti in un apposito capitolo.
a) La laurea triennale o di “primo livello” (L)
Come ormai è noto non esiste più la laurea a ciclo unico (di 4 o 5 anni, eccetto per pochissime facoltà). Ci si può iscrivere a uno qualunque dei corsi di laurea triennali previsti dall’Ateneo che avete scelto, sempre che non vi sia il numero chiuso. In ogni caso tutti i corsi di laurea di “primo livello” che sono inseriti all’interno di 42 classi generiche a cui si può accedere dopo il diploma, durano tre anni, nei quali è previsto che voi acquisiate una solida preparazione di base e, quindi, le competenze scientifiche generali (padronanza dei metodi e dei contenuti generali), relative alla disciplina di studio che avete scelto.
Se tutto va bene, se superate gli esami e acquisite i crediti formativi necessari (180 crediti: vedi più avanti) potrete, dopo soli tre anni, laurearvi: sarete però un laureato junior.
Possibilità:
1. A soli 22 anni potrete già inserirvi nel mondo del lavoro;
2. Potrete accedere ai concorsi pubblici nei quali è previsto come titolo di studio la laurea, in questo senso è uguale alla vecchia laurea di 4 o 5 anni;
3. Non siete obbligati a continuare l’università e il corso di laurea con la successiva specializzazione di due anni, né ora, né più avanti; ma lo potrete fare se lo desiderate quando vorrete, anche dopo molto tempo;
4. Potete accedere a Master (cosiddetti di “primo livello”) per inserirvi in modo più qualificato (sia a livello di mansioni sia a livello di stipendio) nel mondo del lavoro;
5. Il lavoro che farete, o il master o i corsi di specializzazione se opportunamente certificati (vedi più avanti), vi daranno ulteriori crediti che potrete spendere, se volete, per conseguire la laurea di “secondo livello”: in poche parole, tutto potrà fare brodo ed essere considerato nel vostro curriculum di formazione.
Punti deboli:
1. La dubbia possibilità di lavoro dopo questo tipo di laurea triennale;
2. Il grado di preparazione che può essere raggiunto nell’arco di tre anni (soprattutto nelle discipline scientifiche e giuridiche);
3. La dubbia possibilità di acquisire crediti spendibili per il curriculum universitario anche attraverso il lavoro professionale e i master;
4 La reale efficacia formativa/professionale di una laurea di questo tipo.
Vecchi e nuovi corsi di laurea
I vecchi corsi di laurea di 4 o di 5 anni sono stati dunque scomposti e riorganizzati secondo il modello 3+2, eccetto i corsi di laurea in Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e protesi dentaria, Medicina veterinaria, Farmacia che rimangono a ciclo unico di 5 o 6 anni e vengono considerate automaticamente come lauree specialistiche (dei veri dottori!), regolate da precise norme europee. Dopo il correttivo del decreto 270, anche il corso di laurea in Giurisprudenza sarà a ciclo unico quinquennale. Un caso a parte sono i corsi di laurea in Architettura: potrete optare per il percorso triennale per diventare architetto junior, classe 4 e, successivamente, accedere al biennio di specializzazione; oppure per il ciclo unico quinquennale.
E i diplomi di laurea, o laurea breve?
Dall’inizio degli anni novanta (la legge è la n. 341 del 19/11/1990) le Università italiane hanno istituito per molti corsi di laurea dei percorsi che in due o tre anni vi davano la possibilità di ottenere un titolo, “diploma di laurea”, spendibile immediatamente nel mondo del lavoro. Questo perché, a differenza dei corsi di laurea standard (di 4, 5 e 6 anni), i corsi di diploma vi preparavano prevalentemente da un punto di vista professionale, offrendoti gli strumenti pratici, attraverso un monte ore elevato di laboratori e tirocini, che vi permettono di svolgere un determinato lavoro. Ad esempio il diploma di logopedista, di fisioterapista, di viticultura ed enologia, di tecnica pubblicitaria, ecc., vi danno la possibilità concreta di esercitare la professione di logopedista, fisioterapista, viticultore, tecnico della pubblicità, ecc. In questi dieci anni, dopo una partenza non tanto felice, hanno dato buoni frutti, soprattutto per questo collegamento molto stretto con il mondo del lavoro.
Secondo la nuova riforma però tali corsi non hanno più ragione di esistere e, di conseguenza, sono stati soppressi o assorbiti nelle lauree triennali. Ma attenzione: proprio grazie a questa esperienza il nuovo decreto Moratti (la “riforma della riforma”), in qualche modo, li recupera introducendo accanto al percorso più lungo (1+2+2), un percorso più breve (1+2) e con un taglio, ed è questa la novità, decisamente professionalizzante, ovvero un percorso biennale che vi guidi e vi formi in vista dello svolgimento di un determinato lavoro, come avveniva con i diplomi di laurea. Comunque, a coloro che abbiano conseguito i “vecchi” diplomi di laurea viene riconosciuto automaticamente la conversione del titolo in quello di laurea triennale. A maggior ragione dovrà avvenire con i nuovi titoli triennali professionalizzanti (1+2) introdotti dal decreto Moratti.
Nel caso gli atenei introducessero già dal 2005-6 il percorso professionalizzante vi suggerisco per orientarvi meglio di riguardare i corsi di diploma universitario attivi prima della riforma del 1999, in quanto rappresentano l’unico punto di riferimento in merito di livello universitario sperimentato e testato.
Sul sito www.actl.it/diplomati.html potrete trovare l’elenco dei corsi di diploma universitario – le università e le sedi dove si svolgevano – attivi prima dell’avvento della Riforma.
b) La laurea specialistica o di “secondo livello” (LS)
Se volete diventare dottori nella vostra disciplina, allora dovete continuare per altri 2 anni l’università iscrivendovi, dopo aver conseguito la laurea triennale, al biennio di specializzazione. Lo potete fare anche cambiando corso di laurea (rispetto a quello seguito in precedenza), prestando attenzione ad alcuni vincoli che vi dirò più avanti. Potete anche cambiare ateneo, e addirittura potete conseguirlo in un altro Paese europeo. I corsi di laurea specialistica sono stati organizzati – come quelli della laurea triennale – secondo corsi affini e divisi all’interno di 104 “Classi di laurea” in modo da dare loro un identico valore legale (assicurato dall’appartenenza a quella classe). Alla fine del biennio se avete superato tutti gli esami acquisendo i crediti previsti per questo corso (120 crediti), conseguite la laurea specialistica. Con questo titolo potrete inserirvi nel mondo del lavoro con una formazione di “livello avanzato” accedendo alle libere professioni, o ad attività di elevata qualificazione in speciali ambiti lavorativi (vedi l’approfondimento più avanti). Oppure, potrete scegliere di proseguire ancora gli studi (se non vi siete ancora stancati!) attraverso un Master di “secondo livello”, oppure un Corso di specializzazione. Infine potete scegliere di fare ricerca attraverso i dottorati nelle università.
Lo sviluppo della Riforma universitaria: dal “3+2” all’ “1+2+2”. Dalla Riforma alla “Riforma della riforma”
Più di cinque anni or sono l’Università veniva riformata alla luce del confronto europeo introducendo il sistema del “3+2”.
Con la pubblicazione del nuovo decreto (Dpr 270 del 20 novembre 2004) il governo italiano per mano del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Letizia Moratti, ha a sua volta modificato ulteriormente la riforma con alcuni importanti provvedimenti, riguardanti gli studi di livello universitario, definiti da subito come la “Riforma della riforma”. Ciò implica un’altra piccola, o meno piccola, rivoluzione nell’ambito universitario. Il “vecchio” modello del “3+2” va in pensione e al suo posto viene introdotto un percorso denominato a “Y” o dell’“1+2+2”. Vediamo adesso di ricostruire per tappe la vicenda in modo da capire meglio lo spirito della nuova legge e schematizzare i provvedimenti presi.
La storia recente
Dopo che il Consiglio di Stato aveva dato nel marzo del 2004 parere favorevole allo schema di regolamento di modifica del decreto 509/1999 (la Riforma del 3+2), è arrivata nel novembre 2004 anche l’approvazione al decreto da parte della Corte dei Conti. Sono così stati istituiti sette tavoli tecnici per macroaree disciplinari per ultimare tutti i processi di rivisitazione e accorpamento delle attuali classi di laurea di primo e secondo livello (ritenute da alcuni troppo numerose e dispersive). Al termine di questi lavori finalmente il decreto ha trovato la sua configurazione finale e potrà così essere finalmente attuato, anche se non mancano perplessità e riserve da parte degli atenei.
(continua…)
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